21/09/2010
La finanza bianca
Vista la cronaca di queste ore, consiglio la lettura (rilettura) di una recensione di qualche anno fa di Sandro Magister per l'Espresso su un libro di Giancarlo Galli. A San Pietro c'era ancora Giovanni Paolo II. Il nuovo papa tedesco ha ereditato una situazione non facile e gli scoppia sotto mano lo scandalo finanziario quasi in concomitanza con la sua visita in Gran Bretagna, la patria della CityIl banchiere del papa racconta: "Ecco come ho risanato lo IOR"
Dopo quasi quindici anni di presidenza della banca vaticana, Angelo Caloia rompe il silenzio. Fa i nomi di amici e nemici. E accusa la finanza cattolica d'aver venduto l'anima per il potere
di Sandro Magister
ROMA - Giovanni Paolo II non s'è mai occupato di soldi, non ha un proprio conto in banca e tanto meno s'è arricchito. Ma lascerà al suo successore una lauta eredità: un Vaticano con i conti a posto, i profitti floridi, gli amministratori fidati.
Sono quattro, in Vaticano, gli uffici finanziari chiave. In ordine di importanza sono lo IOR, Istituto per le Opere di Religione; l'APSA, Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica; il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; la Prefettura degli Affari Economici. A capo di ciascuno c'è un cardinale. Ma con un'avvertenza. Perché allo IOR, la banca vaticana, c'è sì una commissione cardinalizia di vigilanza, con alla testa il segretario di stato Angelo Sodano, ma il vero uomo di comando è un'eminenza laica di 64 anni venuto dalla Lombardia, con moglie inglese e quattro figli, il banchiere Angelo Caloia.
Caloia è una leggenda di riservatezza ed è personaggio ai più sconosciuto. Ma per la finanza vaticana è il parallelo perfetto di quel che è il cardinale Camillo Ruini per il governo della Chiesa in Italia: l'uno e l'altro autori di una doppia rivoluzione.
Anche nelle date Caloia e Ruini hanno sempre viaggiato in parallelo. Diventano l'uno presidente dello IOR e l'altro presidente della conferenza episcopale all'inizio degli anni Novanta e, riconfermati di quinquennio in quinquennio, sono tuttora alla testa dei rispettivi organismi. Entrambi hanno cominciato le loro battaglie isolati, con molti più avversari che amici. Entrambi hanno vinto.
La differenza è che oggi Caloia ha deciso di rompere il silenzio: con tanto di nomi, giudizi, retroscena sulla sua storia di banchiere del papa, per la prima volta messi nero su bianco.
L'outing di Caloia è in un libro scritto da un suo amico e collaboratore d'antica data, Giancarlo Galli. Lo pubblica Mondadori, la stessa editrice dell'ultimo best seller del papa, ed è in vendita dal 22 giugno. Il titolo è "Finanza bianca" e si riferisce a quell'insieme di banche e banchieri cattolici che a Roma e in Italia hanno oggi accumulato un potere senza precedenti: con Antonio Fazio governatore della Banca d'Italia, con Cesare Geronzi dominus di Capitalia, con Giovanni Bazoli presidente di Banca Intesa, con i templi finanziari laici caduti nelle loro mani o assediati.
Caloia è parte di questa finanza bianca, è da lì che è venuto. Ma nel libro non la esalta per gli attuali trionfi. Anzi. La accusa d'aver venduto l'anima per ottenerli, d'aver smarrito la sua "identità cristiana". La prova è nel coinvolgimento delle banche cattoliche nei colossali disastri di Parmalat, Cirio e simili: una "Caporetto etica" dalla quale invece, dice, è rimasto immune lo IOR. Partito isolato nella sua battaglia per ripulire e rilanciare la banca vaticana, Caloia lamenta oggi di ritrovarsi di nuovo solo, a far da baluardo di una finanza moralmente corretta.
* * *
Quando Caloia inizia la sua lunga marcia, nei primi anni Ottanta, il Vaticano è in pieno dissesto, al pari dei finanzieri cattolici con i quali aveva condotto pessimi affari: Michele Sindona e Roberto Calvi. Alla testa dello IOR regnano un arcivescovo americano, Paul Marcinkus, che Caloia definisce "facilone, pressapochista, mal consigliato", e un prelato italiano che è tra gli autori di quei cattivi consigli, Donato De Bonis. Lo IOR è assediato dai creditori, e nel 1984 il cardinale Agostino Casaroli, il segretario di stato dell'epoca, li tacita una volta per tutte versando 242 milioni di dollari a titolo di "contributo volontario", sfidando il parere contrario non solo di Marcinkus e De Bonis ma di quasi tutti i dirigenti vaticani.
Quello stesso anno, a Milano, anche la buona finanza cattolica decide di risalire la china. Lo fa dando vita a un Gruppo Cultura Etica Finanza. Si riunisce in via Broletto, a pochi passi dal Duomo, e di esso fa parte anche un vescovo, Attilio Nicora, ausiliare del cardinale Carlo Maria Martini. Nel gruppo figurano intellettuali destinati a ruoli di peso: come il gesuita GianPaolo Salvini, futuro direttore della "Civiltà Cattolica", e Lorenzo Ornaghi, futuro rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Tra i banchieri, Bazoli è il predicatore più acceso della riscossa contro la finanza laica e il suo potentissimo nume Enrico Cuccia. A coordinare il tutto è Caloia, con Galli segretario.
Caloia è presidente del Mediocredito Lombardo e punta più in alto, alla CARIPLO, una delle più grosse Casse di Risparmio del mondo. Ma tra i cattolici c'è chi gli sbarra la strada, e nella curia di Milano gli rema contro monsignor Giuseppe Merisi. "Nemo propheta in patria", dice oggi Caloia rievocando quella battaglia perduta. Perché invece che a Milano il suo futuro è a Roma. Nel 1987 e poi nel 1988 si presentano da lui emissari del Vaticano. A nome del cardinale Casaroli vogliono che prenda in pugno lo IOR.
Non solo. Casaroli gli chiede di riscrivere gli statuti della banca vaticana. Caloia accetta e si mette al lavoro. È fatta. Nel 1990 Giovanni Paolo II promulga i nuovi statuti, Marcinkus lascia Roma e si ritira in una parrocchia dell'Illinois, Caloia diventa presidente del nuovo consiglio di sovrintendenza dello IOR. A nominarlo sono gli altri quattro banchieri del consiglio: un tedesco, uno svizzero, uno spagnolo e un americano. Lo svizzero è Philippe De Weck, ex presidente dell'Union de Banques Suisses, vicino all'Opus Dei e frequentatore a Milano del Gruppo Cultura Etica Finanza. È lui il grande elettore di Caloia.
Ma alla macchina dello IOR resiste la vecchia guardia: il prelato De Bonis, il direttore generale Luigi Mennini, il ragioniere capo Pellegrino De Strobel. Questi due sono i primi a saltare. De Bonis non cede. A norma del nuovo statuto dovrebbe fare solo assistenza spirituale, in realtà continua i suoi affari come in passato.
De Bonis si allea in Vaticano con l'allora presidente dell'APSA, il cardinale Rosalio José Castillo Lara, e col segretario di quell'organismo, monsignor Gianni Danzi, e manovra per sostituire a Caloia, al termine del suo primo quinquennio di presidenza, un suo candidato, l'americano Virgil C. Dechant, dei Cavalieri di Colombo e grande finanziatore di Solidarnosc in Polonia. Castillo Lara e Danzi premono anche perché lo IOR faccia merchandising religioso. Caloia rifiuta e riceve dal cardinale una raffica di lettere al veleno. Ma alla fine la spunta. De Bonis è spedito a far da cappellano ai Cavalieri di Malta, Caloia è riconfermato presidente nel 1995 per altri cinque anni e Castillo Lara lascerà presto l'APSA.
Nel 1999, altra manovra. Questa volta il candidato a rimpiazzare Caloia è nientemeno che il presidente uscente della banca federale di Germania, la Bundesbank, Hans Tietmeyer, e il suo promotore è il cardinale americano Edmund Casimir Szoka, all'epoca presidente della Prefettura degli Affari Economici del Vaticano. A mettere sull'allarme Caloia è monsignor Renato Dardozzi, dell'Opus Dei. A una conferenza di Tietmeyer alla Pontificia Accademia delle Scienze, Caloia si alza a criticarne le tesi ultraliberiste. Tra i due scoccano scintille. Ma di nuovo è Caloia a vincere la sfida, forte anche dell'appoggio del segretario personale del papa, Stanislaw Dziwisz.
Nel 2000 Caloia è riconfermato presidente, e l'ultima parola a suo pro l'avrebbe detta Giovanni Paolo II: "Finché vivo io, mai un tedesco alle finanze vaticane". Ma più che il cuore polacco, a convincere il papa sono i proventi dello IOR a lui devoluti ogni anno per opere di bene. Erano 15 miliardi di lire nel 1990, all'inizio della gestione Caloia. Oggi sono "molti, molti di più".
Nel 2005 scadrà il terzo quinquennio di Caloia, e nessuno questa volta trama più per cacciarlo. All'APSA c'è ora il suo amico Nicora, divenuto cardinale, con segretario il vescovo Claudio Maria Celli, uomo di Casaroli e Sodano. Al Governatorato Szoka ha passato i limiti d'età e un candidato a succedergli è Carlo Maria Viganò, legatissimo a Sodano e Nicora. Resti o no Caloia presidente, il suo IOR, almeno questo, non passerà certo al nemico.
Di Paolo Andruccioli il 21/09/2010 alle 17:04 | Non ci sono commenti
21/06/2010
All'attacco delle statue del Risorgimento

Dal Pincio al Gianicolo. A Roma si sta consumando in questi giorni la caccia alle statue del Risorgimento. I vandali sono in azione per distruggere i monumenti, buttare giù statue, danneggiare pezzi di arte e di storia. Il primo atto vandalico si è verificato sabato 19 a Villa Borghese, nella notte. Poi ne sono seguiti altri 14 e tre eroi del Risorgimento sull'ottavo colle romano sono finiti nella polvere. Due, tra i quali quello del patriota Gaetano Sacchi, sono stati scaraventati sui sampietrini con tutto il piedistallo, estirpato invece dalla base il busto di Bartolomeo Filipperi e lasciato sui giardini di piazza Garibaldi, a pochi passi dall'ospedale Bambino Gesù.
Dopo l'intervento dei vigili urbani del I gruppo e dei funzionari della Sovrintendenza comunale, è stata la questura a prendere in carico i busti per un'analisi più approfondita dei danni. Il Comune è dovuto correre ai ripari. Si fa per dire. E se al Pincio già sono state installate le telecamere, il delegato del sindaco per la Sicurezza, Giorgio Ciardi, ora propone di posizionarle anche lungo la passeggiata del Gianicolo.
Nessuno si chiede però il senso di questi atti vandalici che non sembrano indirizzati a caso. È vero che nella capitale le statue risorgimentali sono tante e quindi - secondo il calcolo delle probabilità - più esposte di altre agli atti vandalici. Ma in questo caso sembra che i vandali siano andati a colpo sicuro. Hanno mirato. Anche gli eroi del Risorgimento sono dunque sotto tiro. Che avesse ragione lo storico Lucio Villari, secondo il quale l'Italia di destra, di centro, ma anche di sinistra non ha mai voluto valorizzare il Risorgimento, periodo scomodo per molti. Per la Chiesa cattolica il Risorgimento è stato visto come una rivoluzione contro il potere e i possedimenti della Chiesa medesima. Per la destra il Risorgimento non esiste, perché il riferimento vero è ancora il nazionalismo fascista. Per la sinistra? Dolenti note. Il Risorgimento è stato visto per tanti anni come una "rivoluzione passiva", una rivoluzione incompiuta, comunque una rivoluzione senza classi subalterne, senza operai e contadini. Solo Antonio Gramsci intuì perfettamente l'importanza del Risorgimento italiano.
Chissà se i vandali in azione abbiano in mente tutte queste cose. Magari ci sforziamo di capire e invece potrebbero essere stati solo dei gesti barbari casuali. Potrebbero, ma non è detto in una Italia stretta tra i secessionismi della Lega e il ritorno di ideologie da Stato Pontificio
(nella foto uno stivale di Garibaldi)
Di Paolo Andruccioli il 21/06/2010 alle 12:26 | Non ci sono commenti
24/02/2010
Wall Street specula su Avatar

Prima nota: “In finanza, uno strumento derivato è considerato ogni contratto o titolo il cui prezzo è basato sul valore di mercato di altri beni (azioni, indici, valute, tassi ecc.). I derivati hanno raggiunto solo recentemente una diffusione enorme nel mondo grazie alla globalizzazione dei mercati e alla contestuale introduzione dei computer per il calcolo di prezzi in relazione talvolta complessa tra loro. Esistono derivati strutturati per ogni esigenza e basati su qualsiasi variabile, perfino la quantità di neve caduta in una determinata zona.
Gli utilizzi principali sono: arbitraggio, speculazione e copertura (detta hedging)”…..”Gli strumenti derivati possono essere utilizzati per copertura di un rischio (hedging), utilizzando un derivato con effetto opposto all'operazione che si vuole coprire (ad esempio, una opzione put può coprire il rischio di un acquisto di uno strumento finanziario; se le quotazioni calano, l'opzione put aumenta di valore più che proporzionalmente, riducendo la perdita maturata del sottostante). In questa configurazione risultano molto utili per coprirsi dai rischi di prezzo (oscillazioni del prezzo del sottostante), tasso (modifica dei tassi di interesse) o cambio (oscillazioni del tasso di cambio). Possono anche essere usati a sé stanti, per scopi speculativi, sfruttando quello che in finanza è chiamato l'effetto leva”.
Seconda nota: In attesa delle nomination all’Oscar, e già in lizza per i Golden Globe Awards come miglior film, Avatar di James Cameron si appresta ad essere uno dei fenomeni cinematografici più significativi degli ultimi anni. Il Future Film Festival (Bologna, 26 – 31 gennaio 2010) ha il piacere di ospitare Joe Letteri, Visual Effects Supervisor del film e cofondatore di Weta Digital, per un Keynote Speech martedì 26 gennaio 2010 nel quale presenterà in anteprima mondiale il making of della pellicola.
Le informazioni che avete appena letto riguardano evidentemente due temi completamente differenti. La prima nota si riferisce alla definizione dello strumento “derivato”, uno dei prodotti più sofisticati e speculativi dell’industria finanziaria globale. La seconda nota si riferisce a un festival cinematografico che si è svolto poco meno di un mese fa a Bologna. La parola che accumuna le due note è future. Ma mentre nel contesto della prima nota future si traduce come strumento derivato, i famosi “future”, nella seconda nota si traduce più semplicemente come futuro, riferendosi alle magnifiche sorti del cinema. In realtà ho tentato di legare le due note, i due temi, non tanto per l’assonanza tra future e futures, quanto per le notizie che stanno circolando in questi giorni a proposito appunto di nuovi strumenti derivati costruiti a immagine e somiglianza del cinema. Non si tratta solo di dare nomi esotici, o meglio hollywoodiani, ai prodotti finanziari. Si tratta piuttosto di prendere nota delle nuove frontiere della speculazione finanziaria internazionale.
Sul Corriere della sera di oggi (24 febbraio 2010) leggiamo infatti un titolo: Derivati per Hollywood. L’ultimo sogno di Wall Street. Sottotitolo: Il progetto di Cantor Fitzgerald e i timori di frodi. Nell’occhiello si specifica meglio l’oggetto della notizia. Finanza e Studios: L’idea dei “future” per puntare al successo dei film al botteghino.
Naturalmente non si tratta di una notizia asettica. I problemi che si aprono sono notevoli. Chi è inserito in una produzione cinematografica potrà speculare sul film? Si arriverà al paradosso di produttori che avendo capito che un qualche loro film è destinato al flop di botteghino speculeranno in Borsa contro i loro stessi prodotti?
Di Paolo Andruccioli il 24/02/2010 alle 15:01 | Non ci sono commenti
29/01/2010
A 45 anni non servi più
Misteri del capitalismo. Prima ti dicono che devi lavorare di più: fino a 60, 65, 70 anni perché le pensioni costano troppo e non possiamo pesare solo sui giovani (che sono pochi). Poi ti dicono che l'età, per la forma fisica, non conta, visto che ci sono degli splendidi cinquantenni che ne dimostrano 30 (al massimo 35). Poi dicono che la medicina continua a farci aumentare la speranza di vita e che bisogna rimanere sempre attivi. Poi ti dicono che sono gli anziani a rubare il lavoro ai più giovani (visto che si è dimostrato che gli immigrati non rubano il lavoro agli italiani, ma rubano solo, come ci ha spiegato il Cavaliere). Vecchi contro giovani, pensioni da tagliare per dare soldi ai giovani che devono uscire di casa obbligatoriamente come dice il giovane Brunetta. Infine si scopre la realtà dei fatti. Quella del mercato del lavoro. Ora conterebbe solo l'età. E per quest'anno sono previste assunzioni in azienda (almeno per le grandi aziende) solo per figure professionali con un'età compresa tra 25 e 34 anni.
[continua]
Di Paolo Andruccioli il 29/01/2010 alle 11:01 | Non ci sono commenti
19/01/2010
Modigliani e gli occhi delle donne

Perché Modigliani dipingeva la figura umana - e in particolare le donne - con gli occhi vuoti?

Di Paolo Andruccioli il 19/01/2010 alle 13:08 | Ci sono 4 commenti
05/01/2010
L'Aquila, la città dimenticata

Che fine hanno fatto le belle promesse del governo a proposito della ricostruzione dell'Aquila?
Si era detto che per la prima volta lo Stato non è fuggito di fronte alle sue responsabilità. E si era anche detto che il premier in persona si sarebbe impegnato per reperire le risorse. Lo stesso Berlusconi si è vantato in più di una occasione di fronte al leader mondiali per la grande efficienza del suo governo e del suo fido Bertolaso. Che ne è di tutte quelle parole?
Italia Nostra denuncia l'abbandono completo della città, soprattutto delle opere d'arte e dell'architettura seppellita dalle macerie. Anche l'abruzzese Bruno Vespa si è dimenticato della sua città
Di Paolo Andruccioli il 05/01/2010 alle 10:55 | C'e' un commento
05/01/2010
Le bibite Nestlè sono medicine?

Sono bibite o medicine? Sono bevande provvidenziali che curano anche la diarrea dei bambini e li proteggono da tutte le malattie? Allora perché vengono distribuite senza ricetta medica? I misteri del mercato (quello con la M maiuscola) sono sempre più imprevedibili e incomprensibili. In questo caso è di nuovo in scena la Nestlè, molte altre volte alla ribalta della cronaca per fatti attinenti all'infanzia.
In questo caso si tratta di un intervento della Fda, Food and Drug Administration statunitense che ha contestato appunto a Nestlé l’ingannevolezza dei messaggi sulle caratteristiche nutrizionali di alcune bibite rivolte ai bambini. Nestlé viene accusata di promuovere la bibita Boost Kid Essentials come un alimento medicinale, indicato nei casi di problemi di crescita, prima e dopo interventi chirurgici, lesioni, traumi e malattie croniche. Il prodotto viene suggerito anche per problemi di stomaco nei bambini, come diarrea causata da antibiotici, oltre ad aiutarli a “combattere le malattie a scuola, al parco giochi, a casa e ovunque vadano”.
Detto tutto questo, le osservazioni della Fda sono chiare: questa bibita viene presentata come un farmaco e in tal caso, secondo la legge, la sua somministrazione dovrebbe avvenire sotto la supervisione di un medico. Come nuovo farmaco, inoltre, la sicurezza ed efficacia di Boost Kid Essentials non sono state accertate. In una seconda lettera di avvertimento, l’FDA contesta la promozione delle bibite alla frutta Juicy Juice, perché contengono affermazioni non autorizzate sulle loro caratteristiche nutrizionali, come quella secondo cui Juicy Juice aiuta lo sviluppo del cervello nei bambini al di sotto dei due anni di età. Inoltre, le confezioni inducono il consumatore in errore, portandolo a credere che le bibite contengano cento per cento di succo di frutta, mentre sono presenti anche altri sapori naturali e ingredienti aggiunti.
Se Nestlé non adotterà misure correttive, l’FDA potrà adottare provvedimenti coercitivi. Intanto, la multinazionale svizzera ha provveduto ad oscurare temporaneamente il sito kidessentials.com.
Fonte Rsi (responsabilità sociale di impresa)
Di Paolo Andruccioli il 05/01/2010 alle 10:27 | Non ci sono commenti
18/12/2009
Un furto ad Auschwitz

NOTIZIA
La celebre iscrizione in tedesco "Arbeit macht frei" (Il lavoro rende liberi), che campeggiava al di sopra del cancello di ingresso del campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau (nel sud della Polonia) è stata rubata da sconosciuti. Il furto, secondo la polizia polacca, è stato compiuto tra le 3 e le 5 del mattino del 18 dicembre: "Un cane poliziotto è stato messo alla ricerca delle tracce dei ladri", ha dichiarato un portavoce della polizia, Malgorzata Jurecka, alla radio pubblica Trojka. Il cartello è stato svitato da una parte e "strappato" dall'altra: le forze di sicurezza hanno subito avviato le ricerche, ma al momento non ci sono sospetti.
DOMANDE
Ma a chi può essere venuto in mente un furto di questo genere? Collezionisti? Pervertiti? Malati di mente? Precari che non sopportano l'idea di libertà legata al lavoro? Licenziati? Imprenditori che hanno sfruttato i lavoratori e che si sentono in colpa? Miliardari che vogliono arredare le loro megaville con l'iscrizione del campo di concentramento più famoso del mondo? I nazisti dell'Illinois del film dei Blues Brothers?
Di Paolo Andruccioli il 18/12/2009 alle 11:48 | Non ci sono commenti
18/12/2009
Il ministro, i due prefetti, il popolo del vento
Ci risiamo. Il ministro dell'Interno Maroni continua la sua guerra personale (in senso lato naturalmente) contro i prefetti che sono affezionati alle leggi. Era già successo nel 2008 con il prefetto Carlo Mosca, accusato di voler boicottare il censimento (la schedatura) dei bambini Rom presenti nei campi della capitale. Ora è toccato al prefetto di Venezia. Per uno "sgarbo" al ministro dell'interno, il prefetto ha perso il posto e come scrive Repubblica, " ha commesso l'"errore" di non opporsi all'insediamento di trentotto famiglie di nomadi in un villaggio di Mestre costruito appositamente dal Comune con una spesa di 2,8 milioni e duramente contestato dalla Lega".
[continua]
Di Paolo Andruccioli il 18/12/2009 alle 10:27 | Non ci sono commenti
10/12/2009
Bertolaso è molto nervoso
Ho l'impressione che l'immagine tuttofare, tuttodunpezzo, tuttoio, sono il migliore tra tutti, di Bertolaso si stia un po' ingrigendo. Ci sono segnali lievi, qualche rumore di fondo, ma le ultime dichiarazioni del capo della Protezione Civile a proposito dei ritardi nella ricostruzione delle zone terremotate in Abruzzo lasciano trasparire un nervosismo che non è momentaneo. Fino a poco tempo fa era tutto perfetto e invece ora si scoprono i ritardi, le lungaggini burocratiche, le difficoltà mentre tanta gente vive ancora nelle tende e tantissima vive ospitata in attesa di ritornare a casa. Che succede?
E come mai lo stesso Bertolaso ha minacciato le dimissioni e il suo premier Berlusconi è stato costretto - tanto per cambiare - a sdrammatizzare?
Altro segnale. L'altra settimana il Consiglio dei ministri avrebbe dovuto discutere il provvedimento di trasformazione della Protezione Civile in Spa, mentre si mormora anche della voglia dello stesso Bertolaso di assumersi o sussumersi tutto il settore della Cooperazione internazionale. Qualcosa di grosso bolle in pentola, fuori dalle luci dei riflettori
Di Paolo Andruccioli il 10/12/2009 alle 17:37 | Non ci sono commenti



