05/01/2010
Le bibite Nestlè sono medicine?

Sono bibite o medicine? Sono bevande provvidenziali che curano anche la diarrea dei bambini e li proteggono da tutte le malattie? Allora perché vengono distribuite senza ricetta medica? I misteri del mercato (quello con la M maiuscola) sono sempre più imprevedibili e incomprensibili. In questo caso è di nuovo in scena la Nestlè, molte altre volte alla ribalta della cronaca per fatti attinenti all'infanzia.
In questo caso si tratta di un intervento della Fda, Food and Drug Administration statunitense che ha contestato appunto a Nestlé l’ingannevolezza dei messaggi sulle caratteristiche nutrizionali di alcune bibite rivolte ai bambini. Nestlé viene accusata di promuovere la bibita Boost Kid Essentials come un alimento medicinale, indicato nei casi di problemi di crescita, prima e dopo interventi chirurgici, lesioni, traumi e malattie croniche. Il prodotto viene suggerito anche per problemi di stomaco nei bambini, come diarrea causata da antibiotici, oltre ad aiutarli a “combattere le malattie a scuola, al parco giochi, a casa e ovunque vadano”.
Detto tutto questo, le osservazioni della Fda sono chiare: questa bibita viene presentata come un farmaco e in tal caso, secondo la legge, la sua somministrazione dovrebbe avvenire sotto la supervisione di un medico. Come nuovo farmaco, inoltre, la sicurezza ed efficacia di Boost Kid Essentials non sono state accertate. In una seconda lettera di avvertimento, l’FDA contesta la promozione delle bibite alla frutta Juicy Juice, perché contengono affermazioni non autorizzate sulle loro caratteristiche nutrizionali, come quella secondo cui Juicy Juice aiuta lo sviluppo del cervello nei bambini al di sotto dei due anni di età. Inoltre, le confezioni inducono il consumatore in errore, portandolo a credere che le bibite contengano cento per cento di succo di frutta, mentre sono presenti anche altri sapori naturali e ingredienti aggiunti.
Se Nestlé non adotterà misure correttive, l’FDA potrà adottare provvedimenti coercitivi. Intanto, la multinazionale svizzera ha provveduto ad oscurare temporaneamente il sito kidessentials.com.
Fonte Rsi (responsabilità sociale di impresa)
Di Paolo Andruccioli il 05/01/2010 alle 10:27 | Non ci sono commenti
30/11/2009
Svelato il segreto dei prezzi bassi Wal-Mart

Wal Mart è famosa nel mondo per la sua politica di prezzi bassi. Si sa da sempre che la possibilità di ribassare continuamente il prezzo delle merci dipende dall'aumento dello sfruttamento del lavoro. I diritti sindacali nella grande catena sono spesso violati, mentre le condizioni di lavoro sono sempre al limite. Ora un rapporto sulle condizioni di lavoro in Cina ci spiega che lo sfruttamento del lavoro e la violazione di diritti di base non avviene solo nei grandi supermercati, ma comincia a monte, ovvero nella filiera industriale di produzione delle merci che il colosso mette poi sui banconi commerciali, insieme agli altri prodotti in vendita. Ecco che cosa ci dice il rapporto che è stato pubblicato online sul sito di RSI, Responsabilità Sociale d'Impresa.
Un rapporto dell’organizzazione China Labor Watch accusa nuovamente Wal-Mart, il colosso statunitense della grande distribuzione, di gravi abusi nei confronti dei circa diecimila lavoratori di cinque fabbriche di suoi fornitori cinesi, responsabili di politiche “illegali e degradanti”.
Le fabbriche indagate producono scarpe, luminarie natalizie, tende e scatole di cartone. Secondo la legge cinese, le ore di straordinario mensili non devono superare le 36, mentre in tutte e cinque le fabbriche, nei periodi di forte produzione, le ore di straordinario sono almeno tre al giorno, per arrivare a 100-140 al mese. In alcuni casi, gli straordinari non vengono pagati o sono retribuiti meno delle ore ordinarie. I datori di lavoro trattengono una parte della retribuzione per le spese di vitto e alloggio, che sono normalmente di pessimo livello.
In due delle cinque fabbriche, i lavoratori non possono indossare guanti, perché rallentano la produzione. In due fabbriche, i lavoratori vengono istruiti a mentire o a tacere, quando la fabbrica viene visitata dagli ispettori di Wal-Mart, che raramente scoprono qualcosa. In nessun caso i lavoratori ricevono copia del loro contratto di lavoro. Le assenze superiori alla mezza giornata vengono punite con una multa pari a nove giorni di salario.
Wal-Mart, che un anno fa aveva annunciato l’adozione di standard di qualità e ambientali più severi per i suoi fornitori cinesi, ha dichiarato di considerare molto seriamente la denuncia del China Labor Watch e, se le sue indagini confermeranno le accuse, adotterà prontamente azioni correttive. Secondo l’organizzazione autrice del rapporto, che ha sede a New York, il caso di Wal-Mart dimostra che i codici di condotta e le ispezioni delle fabbriche, da soli, non sono sufficienti a garantire i diritti dei lavoratori, se le compagnie non sono disposte a pagare i maggiori costi di produzione che il rispetto di questi codici comportano.
Da questo punto di vista, la politica di prezzi bassi seguita da Wal-Mart, che fa scuola anche per le altre compagnie, viene indicata come il punto di maggiore criticità. Wal-Mart si rifornisce presso circa centomila fabbriche di fornitori in tutto il mondo, di cui alcune decine di migliaia in Cina, da cui, nel 2006, ha importato prodotti per 18 miliardi di dollari, il che significa che, se fosse uno Stato, avrebbe rappresentato il quinto mercato di esportazione cinese. Col passare degli anni, cresce la quantità di prodotti fabbricati e venduti sullo stesso mercato cinese. Infatti, la rete dei punti vendita di Wal-Mart in Cina, che attualmente conta 267 centri, è in continua espansione.
Di Paolo Andruccioli il 30/11/2009 alle 11:11 | Non ci sono commenti
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