07/10/2010
De Niro salvaci dall'eolico


Sulla mia posta elettronica, questa mattina, ho ricevuto questa mail che vorrei socializzare con voi. La domanda che mi ha suscitato è la seguente : siamo contro anche alle energie alternative? Oppure siamo a favore dell’eolico, ma non ci va di avere quelle orrende pale sulle nostre terre? L’eolico va bene solo se sta da un’altra parte?
Non voglio fare l’aristrocratico o peggio il radical chic, ma mi chiedo: come dobbiamo intendere La SOSTENIBILITA’ e la nostra RESPONSABILITA’ per le generazioni future visto che proprio la sostenibilità ambientale diventa sempre più un problema anche dal punto di vista della gestione del territorio e dell'estetica del paesaggio, proprio mentre il governo tenta di rilanciare il nucleare. È anche ovvio che a nessuno piacerebbe avere una casa con un traliccio o una pala eolica di fronte (anche se non sono per niente la stessa cosa). Insomma il problema è maledettamente serio e in questo caso non possiamo dire: ai posteri l’ardua sentenza
La mail in questione mi è pervenuta dall’indirizzo: info@forchecaudine.it
Un cartello di settanta associazioni si rivolge all’attore contro l’invasione eolica:
il rischio di 5mila pale nei 4mila chilometri quadrati della più piccola regione del Sud
Appello a Robert De Niro:
salva il “tuo” Molise
ROMA – Un disperato appello a Robert De Niro, il più illustre “emigrato” d’origine molisana, perché intervenga a favore della “sua” terra. In ballo c’è il rischio di una vera e propria devastazione del territorio molisano a causa dell’installazione di 5mila pale eoliche, alte da 120 a 140 metri, nei 4mila metri quadrati della regione. Non verrebbero risparmiati siti archeologici, paesaggistici e storici.
A rivolgersi direttamente al celebre attore, che tra l’altro è iscritto alle liste elettorali italiane proprio nella molisana Ferrazzano, paese d’origine, è un cartello di settanta associazioni. In testa quelle delle emigrati sparsi per il mondo, con il sostegno del vescovo di Campobasso, Giancarlo Maria Bregantini (ex locride), preoccupate per il rischio che il piccolo e incontaminato Molise, con novanta aree tra Zone di protezione speciale (Zps) e Siti di interesse comunitario (Sic), si ritrovi un palo ogni 1,3 chilometri quadrati. Un primato poco invidiabile. Anche perché il Molise ha già dato: soltanto tra il 2008 e il 2009 ha avuto un tasso di crescita del settore eolico del 45%, dati Nomisma Energia. E con l’ultima legge regionale, che ha annullato i limiti di pali installabili sul territorio e cancellati i divieti di parchi eolici off-shore, l’invito ai progetti delle multinazionali è palese.
“Sull’utilità dell’eolico possiamo discutere – sottolinea Gabriele Di Nucci, segretario dell’associazione “Forche Caudine”, lo storico circolo dei 43mila molisani a Roma. ”Ma è inaccettabile che i territori del Sud, e del Molise in particolare, debbano rappresentare la concentrazione degli appetiti, l’habitat ideale per decine di società, non sempre immacolate, pronte a realizzare impianti che andrebbero ad inficiare la sorte di tesori archeologici come Pietrabbondante e Sepino o delle centinaia di borghi medievali che caratterizzano lo sconosciuto Molise. A rischio c’è più della metà dei Comuni della regione”.
“Abbiamo già incontrato De Niro nelle sue trasferte a Roma – continua Di Nucci. “E’ noto il suo impegno sociale, nonché la sua vicinanza all’Italia e alla sua terra d’origine, che ha visitato da bambino, condotto dal padre. Non vorremmo certo condurlo in un immenso parco eolico”.

Di Paolo Andruccioli il 07/10/2010 alle 12:47 | Non ci sono commenti
10/12/2009
La carovana dei movimenti a Copenhagen

A Copenaghen chiediamo un atto coraggioso: invertire la rotta .
Non ci si può limitare alle pur necessarie percentuali di taglio delle emissioni in un tempo determinato, ma deve andare oltre considerando le questioni altrettanto importanti della deforestazione, dell'agricoltura sostenibile e delle economie locali. Come Fair crediamo che non possa essere sostenibile un accordo che non considera gli sbilanciamenti e i fallimenti di un'economia di mercato spinta a globalizzarsi sempre più, secondo la logica perversa per cui il mercato sarebbe la risposta a qualsiasi problema. La crisi economico finanziaria di questi ultimi anni, caratterizzata da un aumento esponenziale dei prezzi delle materie prime agricole e del petrolio, ha dimostrato come un'economia di esportazione e dipendente dai mercati globali sia nei fatti ingiusta e sperequativa. A questo va aggiunto l'impatto ambientale di una produzione altamente energivora ed utilizzatrice di derivati del petrolio come pesticidi e fertilizzanti chimici, per trasformare la terra in una vera e propria industria di cibo destinato a mercati lontani. Persino l'ultimo rapporto 2009 firmato Unep e Wto indicano come l'incremento dei commerci internazionali sia di per se causa dell'aumento delle emissioni di gas serra, così come la ricerca ossessiva di nuove terre da coltivare, anche attraverso il nuovo fenomeno del land grabbing che rischia di depredare ulteriormente Paesi già fortemente colpiti dalla recessione e dalla crisi. Paesi, come quelli africani, che sono già le prime vittime di un cambiamento climatico che si presenta con il volto della desertificazione e dell'erosione dei suoli. Secondo il rapporto Wto-Unep l’agricoltura sarà uno dei settori maggiormente colpiti. In molte regioni a basse latitudini, dove si trovano molti Paesi in via di sviluppo, è stata prevista una diminuzione della produttività dei raccolti attorno al 5-10% in seguito ad un aumento della temperatura media di 1°C. Un aumento ulteriore determinarebbe in diversi Paesi africani il crollo della produzione agricola fino al 50% entro il 2020, con risorse che derivano dall’agricoltura che rischiano di crollare del 90% entro il 2100.
Arriva la Carovana dei movimenti sociali
Da Ginevra a Copenhagen per dire che il mondo non è in vendita. Oltre 60 attivisti della Rete Our World Is Not For Sale (OWINSF) provenienti dalla ministeriale Wto di Ginevra, conclusasi con un nulla di fatto lo scorso 3 dicembre, sono arrivati oggi alle 19 al KlimaForum di Copenhagen dopo migliaia di chilometri di strada. Accolti da decine di partecipanti al Summit alternativo, la carovana formata da europei, statunitensi, ma anche rappresentati dei movimenti indigeni di Colombia, Ecuador, dei pescatori indiani, dei contadini bengalesi, de La Via Campesina sono la testimonianza vivente di come le questioni del commercio internazionale e della Wto siano strettamente connesse con il cambiamento climatico. Perché, per dirla con le parole della Rete OWINSF “Cambiate il commercio, non cambiate il clima”.
I movimenti sociali indiani al loro Governo: è ora di cambiare strada Con un documento firmato da quasi 200 organizzazioni, i movimenti sociali indiani hanno condannato la posizione del Governo di Manmohan Singh, presente alla Conferenza delle Parti di Copenhagen, che sottolinea come le emissioni indiane procapite siano basse elemento che escluderebbe l'India da maggiori impegni per l'abbattimento delle emissioni. Le realtà della società civile denunciano i dati delle basse emissioni procapite come conseguenza dei centinaia di milioni di poveri che non hanno diritto ad una vita degna, mentre le minoritarie élite indiane in realtà già avrebbero emissioni procapite molto simili a quelle europee. Per le 200 realtà firmatarie è quindi necessario ripensare la politica energetica del Paese, e questo non può essere fatto senza mettere mano alle profonde disuguaglianze che lo lacerano. Ed obbligando le élite indiane, come quelle mondiali, a cambiare stile di vita. Le soluzioni non possono essere basate sulle tecnologie, ma bisogna trovare tecnologie basate su soluzioni condivise, come per esempio la produzione decentralizzata di energia sostenibile, l'esclusione dell'opzione nucleare e la libera circolazione delle idee, contro le normeTRIPS della Wto, che proteggono la proprietà intellettuale ed i brevetti a discapito dei diritti umani. Esattamente come per i farmaci, anche per il cambiamento climatico la lotta per mettere idee e progetti a disposizione di tutti sarà lunga e faticosa.
Giallo sulla presidenza danese: negoziati sotto banco?
È giallo sulla bozza di accordo che sarebbe stato discusso a porte chiuse tra alcuni negoziatori non ben identificati, ma riferibili ad alcune delegazioni di Paesi industrializzati, tra cui gli Stati Uniti, l'Unione Europea e la Danimarca. La bozza di dichiarazione finale, che ha cominciato a girare stamattina in via informale arrivando persino ad occupare le pagine del quotidiano londinese Guardian, ricorda i documenti discussi e decisi nelle green room dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, incontri informali basati sulla chiamata ad personam (e quindi ben poco trasparenti) con i quali nei fatti si svuota l'Organizzazione della sua democraticità e trasparenza. Ma se alla Wto queste pratiche sono la norma, lascia perplessi (e irrita i Paesi esclusi, soprattutto i Paesi emergenti) che questo possa avvenire in una Conferenza delle Nazioni Unite. Il documento, già pubblicato su www.faircoop.net/faircoop, per alcuni analisti superebbe il protocollo di Kyoto arrivando a proporre tagli più sostanziosi per i Pvs e lo spostamento della gestione finanziaria dei programmi di adattamento e mitigazioni nelle mani della Banca Mondiale e non più

Di Paolo Andruccioli il 10/12/2009 alle 14:47 | Non ci sono commenti
24/11/2009
Dietro Copenhagen lo spettro della delocalizzazione
È in atto un vero e proprio scontro di interessi economici dietro la facciata (neppure tanto tranquilla) del vertice di Copenhagen. La questione potrebbe essere sintetizzata in modo perfino banale. Siccome è necessario ridurre le emissioni di CO2 (anidride carbonica) che producono inquinamento, allora sarà obbligatorio mettere mano al funzionamento delle industrie. L'Europa si è già impegnata in tal senso, ma ora ci si deve accordare con le imprese che ovviamente non vogliono essere penalizzate. Si rischia di subire perfino un ricatto perché tutte le imprese (nessuna esclusa) non ci stanno ad essere penalizzate. La gara - dicono - diventa impari se si devono assorbire (nei costi di produzione) anche i costi di riduzione delle emissioni. Rispettare l'ambiente costa, non è una roba da anime belle. Pesa sui bilanci e pesa sul bilancio dell'umanità. Ma del bilancio umano i manager sono poco interessati (magari hanno testi filosofici sui comodini). Insomma per farla breve e per sintetizzare al massimo si può dire così: le imprese chiedono alla poltica di essere sostenute nell'azione per la riduzione degli agenti inquinanti. Non vogliono assorbire questa battaglia di civiltà nei loro bilanci. E se la politica non fa nulla, allora è anche possibile imboccare un'altra strada. Voi non fate nulla, chiedete solo la riduzione delle emissioni? E noi ce ne andiamo da un'altra parte. Parafrasando il grande Marx, si potrebbe dire che lo spettro della delocalizzazione si aggira per l'Europa. Anzi tra l'Europa e la Cina
Di Paolo Andruccioli il 24/11/2009 alle 11:50 | Non ci sono commenti
20/11/2009
Se Cop 15 fallisce, Copenhagen vince comunque
La data di inizio della conferenza si avvicina inesorabilmente. E inesorabili sono le grandi manovre sul clima. Lo scontro non è da sottovalutare. In gioco c'è - come hanno capito tutti - un pezzo dei destini del mondo. Oggi vi propongo una piccola antologia per aggiornarci sul tema. Buona letturaDall’Espresso
C'è un solo vertice sul clima che conta: il summit della gente... Bruciate le speranze politiche sulla quindicesima Climate Change Conference delle Nazioni Unite, l'avanguardia verde che si è data appuntamento a Copenhagen per l'incontro parallelo Klimaforum09, sceglie di non accantonare l'entusiasmo. E di tirare dritto per la sua strada. Del resto, Kristine Holten-Anderson, l'architetto neppure trentenne che è riuscita a mettere insieme attivisti, scienziati, artisti, 6 mila persone inclusi Naomi Klein e Vandana Shiva, lo ripete da giorni: "Sarebbe molto imbarazzante per i leader uscire dalla Cop 15 senza impegni specifici, mentre la gente comune, nella stessa città, ha escogitato soluzioni concrete".
Insomma, con le temperature sotto lo zero i danesi hanno confidenza. E non sarà il raggelante annuncio di ridimensionare la Cop 15 a rovinare la festa. Anzi, se per gli altri il vertice sarà l'ennesimo punto di partenza, la città è decisa a dimostrare dove, nel frattempo e con le sue forze, è arrivata. Che la città del futuro esiste già: qui, sin d'ora. Welcome a Copenhagen. Non sarà la città più felice del mondo, come l'Ocse e l'Università di Leicester si ostinano a ripetere. Di certo scoppia di salute. E di orgoglio: il sogno d'imporsi come la capitale ambientale d'Europa è a un soffio. E per raggiungerlo, la città alza la posta: negli ultimi dieci anni ha ridotto le emissioni inquinanti del 25 per cento, oggi le taglia di un altro 20 rispetto al 2005. E fissa un traguardo che lascia indietro il resto del mondo: diventerà "carbon neutral" entro il 2025. Sarà, cioè, a emissioni zero. Lo promette "The city of Copenhagen", la città e i suoi abitanti - 500 mila nel comune, un milione e 200 mila includendo l'area metropolitana - che emblematicamente firmano "Eco-Metropolis", ambizioso progetto lanciato nel 2007: nessuno a reclamarne la paternità, perché se risultati ci sono è merito di tutti. Nemico numero uno: le emissioni di anidride carbonica.
Da La Repubblica
Martini presenta la tre giorni dedicata all´ambiente. In vista di Copenaghen i Green days della Regione
Tre giornate dedicate all´ambiente e all´economia sostenibile. Sono i «Green days» organizzati dalla Regione alla vigilia della conferenza di Copenhagen sul clima, in programma alla Fortezza da mercoledì 25 a venerdì 27. Il programma, presentato ieri dal presidente Claudio Martini, sarà articolato in aree tematiche: la prima giornata, mercoledì, ruoterà intorno ai «Nuovi modi di costruire e abitare in Toscana e nel Mediterraneo» e vedrà fra i relatori Andrea Tilche della Commissione europea e l´assessore alla casa Eugenio Baronti. Il giorno successivo la Fortezza ospiterà la seconda edizione degli «Stati generali della sostenibilità», durante i quali saranno presentati il rapporto sulla Toscana sostenibile e il Dossier immigrazione 2009 della Caritas. Lo stesso giorno Jean Paul Fitoussi, presidente dell´Osservatorio francesce delle congiunture economiche, terrà una lectio magistralis sulla sostenibilità come nuovo motore dell´economia. Venerdì, infine, si svolgerà la quattordicesima Conferenza regionale dell´ambiente: un´occasione per presentare risultati e strategie per la green economy in Toscana. Una green economy che, ha spiegato Martini, «non può più essere considerata una delle opzioni, ma l´opzione unica per uscire dalla crisi globale». A questo proposito il presidente toscano ha individuato tre obiettivi: «Sviluppare politiche pubbliche fortemente integrate, in grado ad esempio di ottimizzare la diffusione delle energie rinnovabili tra le famiglie, le imprese e le pubbliche amministrazioni, in quanto la green economy può funzionare solo come politica d´insieme; creare le condizioni per la nascita di una nuova industria verde e sviluppare le potenzialità del settore agricolo». «Si tratta - ha continuato - di costruire un laboratorio per progettare modelli di intervento da realizzare in un territorio ed esportare poi in tutta la Toscana: in questo senso esiste già un gruppo di lavoro costituito da Regione, Finmeccanica, Ansaldo, Enel, Fidi Toscana e Sant´Anna di Pisa e sono già state individuate due aree-modello: l´alta Valdera e la Val di Cecina». (g.r.)
Da Greenreport
La Merkel e Sarkozy «Accordo vincolante sul clima nel 2010»
LIVORNO. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha chiesto che tutti i Paesi fissino obiettivi vincolanti per il cambiamento climatico al più tardi entro il prossimo anno, riconoscendo così che al summit di Copenhagen a dicembre non potrà essere realizzato nessun accordo che non vada oltre un riconoscimento politico della gravità della situazione da affrontare. In una conferenza stampa congiunta la Merkel ed il presidente francese Nicolas Sarkozy si sono detti entrambi preoccupati del fatto che gli altri Paesi «sembrano aver ridotto» le loro ambizioni per concordare tagli dei gas serra a Copenaghen.
“L'anno prossimo, possibilmente durante la prima metà, si deve concludere un accordo vincolante, che avrà il controllo internazionale degli obblighi di ciascun Paese - ha detto la Merkel ai giornalisti a margine del vertice dei leader Unione europea a Bruxelles. Sarkozy ha annunciato che sia lui che la Merkel prevedono di partecipare alla conferenza delle Nazioni Unite in Danimarca il 17-18 dicembre e che premeranno per un accordo che limiti il riscaldamento globale a non più di 2 gradi entro il 2050 ed ha invitato gli altri capi di Stato a fare altrettanto: «Non vogliamo un vertice con cattivi compromessi. L'Europa ha fatto molto, abbiamo bisogno di più movimento da parte di tutto il mondo».
La Merkel andrà quindi a Copenhagen, diversamente da quanto aveva annunciato, anche se è sicura di un accordo solo politico, ma insieme a Sarkozy (e al brasiliano Lula che ha firmato un accordo sul clima col presidente francese) vigilerà perché l'accordo di fatto stipulato da cinesi ed americano per "congelare" Copenhagen e rimandare tutto non si traduca in Messico nel 2010 in un nuovo nulla di fatto.
Il summit danese si preannuncia quindi più interessante di quanto fosse prevedibile dopo gli stanchi Climate change talks che hanno segnato la road map di Bali: gli schieramenti dati per certi si mescolano e l'Europa ha ancora qualche ciance, con il rinnovato patto franco-tedesco, di riuscire a mantenere la leadership di chi vuole un accordo vero e vincolante per il post-Kyoto, trovando magari in africani, latinoamericani ed isole del Pacifico nuovi alleati delusi dagli accomodamenti macro-economici e geopolitici di Cina ed Usa.
E l’Enel che dice?
dall’agenzia Agi
CLIMA: GNUDI, COPENHAGEN TAPPA; IN UE ABBIAMO GIA' VINCOLI
(AGI) - Reggio Calabria, 19 nov. - "Queste conferenze in cui sono coinvolti molti Paesi hanno processi decisionali molto lenti, basti pensare alla Wto e al Doha Round per il quale si discute da dieci anni". E' quanto ha dichiarato, a margine del convegno 'New Energies', organizzato dalla Fondazione Marisa Bellisario, il presidente di Enel Piero Gnudi, interpellato sulle aspettative della conferenza sul clima di Copenhagen in programma a dicembre. "Va detto, tuttavia - ha precisato Gnudi - che in Europa gli impegni li abbiamo gia' presi, indipendentemente da Copenhagen con gli obblighi del 20-20-20. Quindi, per gli Stati europei non cambia nulla in termini di politica energetica". Sulla penalizzazione derivante da tali vincoli per le imprese europee, il presidente Enel ha sottolineato: "il problema c'e' perche' anche con l'accordo di Kyoto l'industria europea e' stata quella piu' penalizzata. Forse in quel caso abbiamo anche esagerato facendo enormi sacrifici con vantaggi che in termini di emissioni sono stati minimi. Tutto il risparmio dell'Europa, derivante dagli obblighi di Kyoto, e' pari all'emissione della Cina in un anno".
Di Paolo Andruccioli il 20/11/2009 alle 15:27 | Non ci sono commenti
17/11/2009
Accordo sì, accordo no. Thriller Copenhagen

Ci sarà o non ci sarà l'accordo storico sulle emissioni di anidride carbonica? Ci sarà un rifiuto dei paesi cosiddetti emergenti, una sfuriata dell'Europa (che stavolta sembrava unita) e un compromesso tra le due grandi del G2, Usa e Cina? In vista del vertice (comunque storico di Copenhagen) rimbalzano i pronostici e vengono smentiti minuto dopo minuto. Questa mattina tutti i quotidiani italiani, di tutte le tendenze politiche, davano per spacciato il negoziato. Poi le agenzie....
Pechino, 17 nov. (Apcom) - Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha detto oggi, nel corso di una conferenza stampa con il suo omologo cinese Hu Jintao, che nella conferenza internazionale sul clima di Copenhagen, che si terrà il prossimo mese, si dovrà giungere a un accordo con "effetto immediato". Obama - che ha parlato di "progressi" sulla questione del cambiamento climatico nei suoi colloqui con Hu - ha ricordato che "senza gli sforzi di Cina e Stati Uniti, i due più grandi consumatori e produttori di energia, non ci saranno soluzioni". Il nostro obiettivo non è né un accordo parziale né una dichiarazione politica, ma piuttosto un accordo che copra tutte le questioni del negoziato e che abbia un effetto immediato", ha aggiunto. (fonte Afp)
L'arte dei pronostici è sempre meno alla portata degli umani.
Di Paolo Andruccioli il 17/11/2009 alle 14:51 | Non ci sono commenti
17/11/2009
Il governo si vende l'acqua. Come Totò

Vi ricordate il mitico Totò quando nei film si vendeva la Fontana di Trevi? O il Colosseo, o altri monumenti pubblici? Ebbene il governo Berlusconiano sembra emulare il grande attore, ripetendo la farsa in tragedia. Parliamo naturalmente della privatizzazione dell'acqua che gli esponenti del governo non definiscono così. Non è una vera privatizzazione - dicono - è un passaggio intermedio, che sarà indolore.
Oggi (17 novembre, brutta data), la riforma del servizio idrico, contenuta nel decreto obblighi comunitari è in discussione alla Camera e come ci spiegano dal Wwf "arriva in un momento molto delicato ed estremamente vulnerabile per le capacità' dello Stato di pianificare, controllare e gestire la risorsa idrica" e va stralciata dal provvedimento.
Il Wwf - ma non solo loro - è convinto che "l'acqua, bene comune e prezioso" vada difesa.
Ed invece, fa notare l'organizzazione animalista, "il suo destino è affidato all'approvazione di una norma (articolo 15 dl 135/09) che, se dovesse passare, rischia di non accontentare nessuno, ne' chi e' per la ripubblicizzazione della gestione , ne' chi è per la liberalizzazione".
Oltre al fatto che tale norma, "rimette in discussione anche le societa' che hanno gia' avviato, da almeno due anni, la gestione della risorsa idrica secondo le leggi vigenti".
Per il Wwf "invocare nel provvedimento in discussione oggi l'obbligo comunitario è inoltre un falso problema, visto che permane saldo, nel diritto e nell'esperienza comunitaria, l'istituto dell' in house providing , ovvero, quel complesso di strutture che svolgono attivita' di pubblica amministrazione, sia l'esercizio della funzione organizzativa dei pubblici poteri'.

Molti sono gli appelli in difesa dell'acqua come bene pubblico. Molte sono state le campagne che si sono sviluppate negli anni scorsi. Anche il Pd e tutte le opposizioni parlamentari devono ora fare la loro parte. Il governo del conflitto di interessi non può permettersi di vendersi l'acqua di tutti e nel contempo cercare di fare bella figura dei vertici internazionali. Come al solito siamo alla politica spettacolo. Grandi proclami sui diritti umani universali da difendere in pubblico. Vendita dei beni pubblici ai privati in privato.
Di Paolo Andruccioli il 17/11/2009 alle 14:13 | Non ci sono commenti
13/11/2009
Il mondo nelle mani di 191 persone
Notizia dall'agenzia Asca-Afp:Copenhagen, 12 nov - Il Premier danese Lars Loekke Rasmussen ha ufficialmente invitato i 191 capi di Stato e di governo al summit sul clima delle Nazioni Unite che avra' luogo a dicembre a Copenhagen.
'La vostra personale partecipazione rappresenta un contributo fondamentale al buon esito della Conferenza Onu sui Cambiamenti climatici', ha scritto Rasmussen nel suo invito.
'I nostri sforzi congiunti verranno giudicati dai cittadini del mondo il 18 dicembre quando si chiudera' la conferenza', ha spiegato.
Copenhagen accogliera' il summit dal 7 al 18 dicembre.
Durante questo atteso evento i leader mondiali cercheranno di trovare un accordo per il periodo successivo al 2012, anno in cui termineranno le disposizioni sulla riduzione del gas serra prevista dal Protocollo di Kyoto.
Prima considerazione: tutto il mondo nelle mani 191 persone? (che comunque sono già un numero più consistente di quello relativo ai signori della finanza globale: saranno 191 quelli che contano davvero nella circolazione mondiale dei capitali e dei titoli?)
Seconda considerazione: si dovrà decidere cosa fare al momento in cui scadrà l'accordo di Kyoto. Ma quell'accordo è stato applicato? Sarebbe interessante capire gli effettivi risultati raggiunti
Didascalia della foto: una foca nello zoo di Barcellona, uno scatto della mia affezionata Nikon
Di Paolo Andruccioli il 13/11/2009 alle 14:52 | Non ci sono commenti
11/11/2009
Greenpeace ai piedi di Cristoforo Colombo
La scorsa settimana ho visto attivisti di Greenpeace scalare il monumento a Cristoforo Colombo sulla piazza del porto di Barcellona. Il messaggio era rivolto ai governanti che si apprestano a riunirsi a Copenhagen per il vertice mondiale sul clima. Nel frattempo, sempre a Barcellona, era in corso la riunione preparatoria dello stesso vertice. Mi dicono che però dalle tante belle aspettative si sta scivolando verso un nulla di fatto. O un rinvio ad un nuovo appuntamento a giugno. Ora mi informo e poi vi dico. Per salire sul monumento Greenpeace ha organizzato una vera e propria scalata. In un prossimo post racconterò anche la storia del monumento. Io ero fuori e non ho avuto modo, il giorno successivo, di vedere i giornali italiani. Ma si è parlato della cosa qui da noi?Di Paolo Andruccioli il 11/11/2009 alle 17:16 | C'e' un commento
27/10/2009
Vertice di Copenhagen. Parole, parole, parole?
A dicembre i governi di tutto il mondo si riuniranno a Copenhagen per la quindicesima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima. Secondo gli esperti, si tratterà del più grande vertice sul cambiamento climatico di sempre perché si dovrà decidere se tentare di affrontare davvero i problemi oppure, al contrario, proseguire sull’inconcludente linea che era stata scelta nel precedente vertice mondiale di Bali. C’è da dire che nonostante le tante promesse e gli impegni solenni presi dai vari leader, i risultati fin qui ottenuti sono stati scarsissimi perché sostanzialmente si è deciso di andare avanti - a parte le vuote dichiarazioni d’intenti – sul cosiddetto modello “business as usual”, quel modello che pratica la strada tradizionale del mercato a scapito dei diritti umani e della difesa del pianeta Terra.
[continua]
Di Paolo Andruccioli il 27/10/2009 alle 12:16 | Non ci sono commenti



