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21/10/2010

Due notizie


Vorrei condividere con voi due notizie che ho appena letto. Una l'ho trovata sul sito di rassegna, la seconda su quello di repubblica

ECCO LA PRIMA

Lavoro
Due disoccupati tentano il suicidio a Cagliari e Palermo
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In Sicilia un uomo di 31 anni minaccia di gettarsi da un ponte, poi i carabinieri e i vigili del fuoco lo fanno scendere. Tensione anche in Sardegna, dove un operaio senza stipendio da mesi tenta di lanciarsi dalla finestra: fermato all'ultimo momento
di rassegna.it

Un disoccupato di 31 anni è salito sul muretto del ponte sul fiume di via Oreto, a Palermo minacciando il suicidio. Sul luogo è stato richiesto l'intervento dei vigili del fuoco, mentre i militari del Nucleo Radiomobile tentavano di far desistere l'uomo. L'uomo era salito sul ponte in preda a una crisi legata a problemi di natura lavorativa: è disoccupato e non riesce a trovare lavoro. Dopo un fitto dialogo i militari sono riusciti a far desistere il giovane dai suoi propositi.

Tensione anche a Cagliari, dove una cinquantina di lavoratori della Geas, ditta d’appalto del gruppo Mazzoni che opera nelle ferrovie, ha occupato gli uffici del direttore regionale di Trenitalia Sandro Tola in via Roma. Quattro di loro hanno poi raggiunto il terrazzo della stazione e sono ancora lì: non scenderanno, dicono, fino a quando non avranno risposte sugli stipendi arretrati. La situazione d'incertezza va avanti da mesi, con la ditta d’appalto (104 lavoratori in tutta la Sardegna) e Trenitalia, che si rimpallano le responsabilità dei mancati pagamenti.

Uno degli operai che hanno occupato la direzione, riferisce l'Ansa, preso dalla disperazione ha aperto la finestra della stanza del direttore e ha cercato di lanciarsi nel vuoto, salvato all'ultimo momento da un poliziotto della Polfer che lo ha afferrato. Ora è ricoverato in stato di choc in ospedale. "È un dramma della disperazione - ha spiegato il segretario provinciale della Filt, Sandro Bianco - di recente ha ricevuto l'ingiunzione di sfratto perché non ha i soldi per pagarsi l'affitto. Ora il pericolo della disoccupazione. Non ha retto ed è crollato, la situazione per questi lavoratori sembra senza uscita, bisogna intervenire".


ECCO LA SECONDA


Un reggiseno da 2 milioni di dollari per Adriana Lima

Tremila diamanti, zaffiri, topazi e oro bianco: valore totale, 2 milioni di dollari. E in più, la bellezza della top model brasiliana: è il nuovo reggiseno, presumibilmente non in vendita nei negozi, presentato da Victoria's Secret a New York




Nella foto: la top model Adriana Lima



Difficile trovare commenti all'altezza di queste due notizie comparate





TAG disoccupazione ricchezza diseguaglianza spreco gioielli lavoro

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Di Paolo Andruccioli il 21/10/2010 alle 11:02 | Non ci sono commenti

07/10/2010

De Niro salvaci dall'eolico



Sulla mia posta elettronica, questa mattina, ho ricevuto questa mail che vorrei socializzare con voi. La domanda che mi ha suscitato è la seguente : siamo contro anche alle energie alternative? Oppure siamo a favore dell’eolico, ma non ci va di avere quelle orrende pale sulle nostre terre? L’eolico va bene solo se sta da un’altra parte?

Non voglio fare l’aristrocratico o peggio il radical chic, ma mi chiedo: come dobbiamo intendere La SOSTENIBILITA’ e la nostra RESPONSABILITA’ per le generazioni future visto che proprio la sostenibilità ambientale diventa sempre più un problema anche dal punto di vista della gestione del territorio e dell'estetica del paesaggio, proprio mentre il governo tenta di rilanciare il nucleare. È anche ovvio che a nessuno piacerebbe avere una casa con un traliccio o una pala eolica di fronte (anche se non sono per niente la stessa cosa). Insomma il problema è maledettamente serio e in questo caso non possiamo dire: ai posteri l’ardua sentenza



La mail in questione mi è pervenuta dall’indirizzo: info@forchecaudine.it

Un cartello di settanta associazioni si rivolge all’attore contro l’invasione eolica:
il rischio di 5mila pale nei 4mila chilometri quadrati della più piccola regione del Sud

Appello a Robert De Niro:
salva il “tuo” Molise


ROMA – Un disperato appello a Robert De Niro, il più illustre “emigrato” d’origine molisana, perché intervenga a favore della “sua” terra. In ballo c’è il rischio di una vera e propria devastazione del territorio molisano a causa dell’installazione di 5mila pale eoliche, alte da 120 a 140 metri, nei 4mila metri quadrati della regione. Non verrebbero risparmiati siti archeologici, paesaggistici e storici.
A rivolgersi direttamente al celebre attore, che tra l’altro è iscritto alle liste elettorali italiane proprio nella molisana Ferrazzano, paese d’origine, è un cartello di settanta associazioni. In testa quelle delle emigrati sparsi per il mondo, con il sostegno del vescovo di Campobasso, Giancarlo Maria Bregantini (ex locride), preoccupate per il rischio che il piccolo e incontaminato Molise, con novanta aree tra Zone di protezione speciale (Zps) e Siti di interesse comunitario (Sic), si ritrovi un palo ogni 1,3 chilometri quadrati. Un primato poco invidiabile. Anche perché il Molise ha già dato: soltanto tra il 2008 e il 2009 ha avuto un tasso di crescita del settore eolico del 45%, dati Nomisma Energia. E con l’ultima legge regionale, che ha annullato i limiti di pali installabili sul territorio e cancellati i divieti di parchi eolici off-shore, l’invito ai progetti delle multinazionali è palese.
“Sull’utilità dell’eolico possiamo discutere – sottolinea Gabriele Di Nucci, segretario dell’associazione “Forche Caudine”, lo storico circolo dei 43mila molisani a Roma. ”Ma è inaccettabile che i territori del Sud, e del Molise in particolare, debbano rappresentare la concentrazione degli appetiti, l’habitat ideale per decine di società, non sempre immacolate, pronte a realizzare impianti che andrebbero ad inficiare la sorte di tesori archeologici come Pietrabbondante e Sepino o delle centinaia di borghi medievali che caratterizzano lo sconosciuto Molise. A rischio c’è più della metà dei Comuni della regione”.
“Abbiamo già incontrato De Niro nelle sue trasferte a Roma – continua Di Nucci. “E’ noto il suo impegno sociale, nonché la sua vicinanza all’Italia e alla sua terra d’origine, che ha visitato da bambino, condotto dal padre. Non vorremmo certo condurlo in un immenso parco eolico”.


TAG eolico energie alternative robert de niro molise

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Di Paolo Andruccioli il 07/10/2010 alle 12:47 | Non ci sono commenti

07/10/2010

Il treno Italo e la guerra degli ex

Di questi tempi se ne vedono di tutti i colori



prima ci dicono che il futuro del mondo sta nelle privatizzazioni, nel ritiro dello Stato dal campo di gioco e ovviamente nella concorrenza. Poi scopriamo che l'ad Marchionne vuole avere il monopolio assoluto e il consenso assoluto per investire ancora in Italia nel settore disastrato dell'automobile.

Poi scopriamo anche che la privatizzazione delle ferrovie e l'avvio di una fase di "sana" concorenza sui binari era tutta fuffa. Roba mediatica. Lo abbiamo capito dalle dichiarazioni di Luca Cordero di Montezemolo che prima di buttarsi in politica sta cercando di fare affari con la sua Ntv che dovrebbe entrare in concorrenza con Rfi (le ferrovie) alla fine del prossimo anno. Dopo aver investito un miliardo di euro e promessa la creazione di duemila posti di lavoro, ora Montezemolo non riesce a far viaggiare i suoi treni sui binari di prova.

Siamo boicottati dalle ferrovie, dice Montezemolo, abituato alle piste superveloci della sua Ferrari. Secondo la sua ricostruzione, l'ad delle ferrovie, Mauro Moretti, cercherebbe in tutti i modi di mettere i bastoni tra le ruote (non in senso letterale si spera) del nuovo convoglio superveloce Italo. Le ferrovie avrebbero rallentato anche tutte le operazioni di certificazione e omologazione dei treni "privati"

Una vera guerra tra ex dunque. Luca Cordero, ex Confindustria. Mauro Moretti, ex Filt Cgil. Una guerra che potrebbe trasferirsi presto anche nelle aule di tribunale, visto che sono stati già chiesti i danni.

Nel frattempo i normali utenti del servizio, noi poveri cittadini pendolari, non possiamo chiedere i danni a nessuno. Rimaniamo sempre più spesso sulle banchine in attesa dei treni ad "alta frequentazione" in attesa di un isperato passaggio verso casa. Ma dagli altoparlanti risuona sempre più spesso quel..".il treno n. xy, oggi è stato soppresso"


TAG mauro moretti montezemolo treni ntv rfi alta velocità

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Di Paolo Andruccioli il 07/10/2010 alle 11:13 | Non ci sono commenti

21/09/2010

La finanza bianca

Vista la cronaca di queste ore, consiglio la lettura (rilettura) di una recensione di qualche anno fa di Sandro Magister per l'Espresso su un libro di Giancarlo Galli. A San Pietro c'era ancora Giovanni Paolo II. Il nuovo papa tedesco ha ereditato una situazione non facile e gli scoppia sotto mano lo scandalo finanziario quasi in concomitanza con la sua visita in Gran Bretagna, la patria della City



Il banchiere del papa racconta: "Ecco come ho risanato lo IOR"

Dopo quasi quindici anni di presidenza della banca vaticana, Angelo Caloia rompe il silenzio. Fa i nomi di amici e nemici. E accusa la finanza cattolica d'aver venduto l'anima per il potere 



di Sandro Magister





ROMA - Giovanni Paolo II non s'è mai occupato di soldi, non ha un proprio conto in banca e tanto meno s'è arricchito. Ma lascerà al suo successore una lauta eredità: un Vaticano con i conti a posto, i profitti floridi, gli amministratori fidati.

Sono quattro, in Vaticano, gli uffici finanziari chiave. In ordine di importanza sono lo IOR, Istituto per le Opere di Religione; l'APSA, Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica; il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; la Prefettura degli Affari Economici. A capo di ciascuno c'è un cardinale. Ma con un'avvertenza. Perché allo IOR, la banca vaticana, c'è sì una commissione cardinalizia di vigilanza, con alla testa il segretario di stato Angelo Sodano, ma il vero uomo di comando è un'eminenza laica di 64 anni venuto dalla Lombardia, con moglie inglese e quattro figli, il banchiere Angelo Caloia.

Caloia è una leggenda di riservatezza ed è personaggio ai più sconosciuto. Ma per la finanza vaticana è il parallelo perfetto di quel che è il cardinale Camillo Ruini per il governo della Chiesa in Italia: l'uno e l'altro autori di una doppia rivoluzione.

Anche nelle date Caloia e Ruini hanno sempre viaggiato in parallelo. Diventano l'uno presidente dello IOR e l'altro presidente della conferenza episcopale all'inizio degli anni Novanta e, riconfermati di quinquennio in quinquennio, sono tuttora alla testa dei rispettivi organismi. Entrambi hanno cominciato le loro battaglie isolati, con molti più avversari che amici. Entrambi hanno vinto.

La differenza è che oggi Caloia ha deciso di rompere il silenzio: con tanto di nomi, giudizi, retroscena sulla sua storia di banchiere del papa, per la prima volta messi nero su bianco.

L'outing di Caloia è in un libro scritto da un suo amico e collaboratore d'antica data, Giancarlo Galli. Lo pubblica Mondadori, la stessa editrice dell'ultimo best seller del papa, ed è in vendita dal 22 giugno. Il titolo è "Finanza bianca" e si riferisce a quell'insieme di banche e banchieri cattolici che a Roma e in Italia hanno oggi accumulato un potere senza precedenti: con Antonio Fazio governatore della Banca d'Italia, con Cesare Geronzi dominus di Capitalia, con Giovanni Bazoli presidente di Banca Intesa, con i templi finanziari laici caduti nelle loro mani o assediati.

Caloia è parte di questa finanza bianca, è da lì che è venuto. Ma nel libro non la esalta per gli attuali trionfi. Anzi. La accusa d'aver venduto l'anima per ottenerli, d'aver smarrito la sua "identità cristiana". La prova è nel coinvolgimento delle banche cattoliche nei colossali disastri di Parmalat, Cirio e simili: una "Caporetto etica" dalla quale invece, dice, è rimasto immune lo IOR. Partito isolato nella sua battaglia per ripulire e rilanciare la banca vaticana, Caloia lamenta oggi di ritrovarsi di nuovo solo, a far da baluardo di una finanza moralmente corretta.

* * *

Quando Caloia inizia la sua lunga marcia, nei primi anni Ottanta, il Vaticano è in pieno dissesto, al pari dei finanzieri cattolici con i quali aveva condotto pessimi affari: Michele Sindona e Roberto Calvi. Alla testa dello IOR regnano un arcivescovo americano, Paul Marcinkus, che Caloia definisce "facilone, pressapochista, mal consigliato", e un prelato italiano che è tra gli autori di quei cattivi consigli, Donato De Bonis. Lo IOR è assediato dai creditori, e nel 1984 il cardinale Agostino Casaroli, il segretario di stato dell'epoca, li tacita una volta per tutte versando 242 milioni di dollari a titolo di "contributo volontario", sfidando il parere contrario non solo di Marcinkus e De Bonis ma di quasi tutti i dirigenti vaticani.

Quello stesso anno, a Milano, anche la buona finanza cattolica decide di risalire la china. Lo fa dando vita a un Gruppo Cultura Etica Finanza. Si riunisce in via Broletto, a pochi passi dal Duomo, e di esso fa parte anche un vescovo, Attilio Nicora, ausiliare del cardinale Carlo Maria Martini. Nel gruppo figurano intellettuali destinati a ruoli di peso: come il gesuita GianPaolo Salvini, futuro direttore della "Civiltà Cattolica", e Lorenzo Ornaghi, futuro rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Tra i banchieri, Bazoli è il predicatore più acceso della riscossa contro la finanza laica e il suo potentissimo nume Enrico Cuccia. A coordinare il tutto è Caloia, con Galli segretario.

Caloia è presidente del Mediocredito Lombardo e punta più in alto, alla CARIPLO, una delle più grosse Casse di Risparmio del mondo. Ma tra i cattolici c'è chi gli sbarra la strada, e nella curia di Milano gli rema contro monsignor Giuseppe Merisi. "Nemo propheta in patria", dice oggi Caloia rievocando quella battaglia perduta. Perché invece che a Milano il suo futuro è a Roma. Nel 1987 e poi nel 1988 si presentano da lui emissari del Vaticano. A nome del cardinale Casaroli vogliono che prenda in pugno lo IOR.

Non solo. Casaroli gli chiede di riscrivere gli statuti della banca vaticana. Caloia accetta e si mette al lavoro. È fatta. Nel 1990 Giovanni Paolo II promulga i nuovi statuti, Marcinkus lascia Roma e si ritira in una parrocchia dell'Illinois, Caloia diventa presidente del nuovo consiglio di sovrintendenza dello IOR. A nominarlo sono gli altri quattro banchieri del consiglio: un tedesco, uno svizzero, uno spagnolo e un americano. Lo svizzero è Philippe De Weck, ex presidente dell'Union de Banques Suisses, vicino all'Opus Dei e frequentatore a Milano del Gruppo Cultura Etica Finanza. È lui il grande elettore di Caloia.

Ma alla macchina dello IOR resiste la vecchia guardia: il prelato De Bonis, il direttore generale Luigi Mennini, il ragioniere capo Pellegrino De Strobel. Questi due sono i primi a saltare. De Bonis non cede. A norma del nuovo statuto dovrebbe fare solo assistenza spirituale, in realtà continua i suoi affari come in passato.

De Bonis si allea in Vaticano con l'allora presidente dell'APSA, il cardinale Rosalio José Castillo Lara, e col segretario di quell'organismo, monsignor Gianni Danzi, e manovra per sostituire a Caloia, al termine del suo primo quinquennio di presidenza, un suo candidato, l'americano Virgil C. Dechant, dei Cavalieri di Colombo e grande finanziatore di Solidarnosc in Polonia. Castillo Lara e Danzi premono anche perché lo IOR faccia merchandising religioso. Caloia rifiuta e riceve dal cardinale una raffica di lettere al veleno. Ma alla fine la spunta. De Bonis è spedito a far da cappellano ai Cavalieri di Malta, Caloia è riconfermato presidente nel 1995 per altri cinque anni e Castillo Lara lascerà presto l'APSA.

Nel 1999, altra manovra. Questa volta il candidato a rimpiazzare Caloia è nientemeno che il presidente uscente della banca federale di Germania, la Bundesbank, Hans Tietmeyer, e il suo promotore è il cardinale americano Edmund Casimir Szoka, all'epoca presidente della Prefettura degli Affari Economici del Vaticano. A mettere sull'allarme Caloia è monsignor Renato Dardozzi, dell'Opus Dei. A una conferenza di Tietmeyer alla Pontificia Accademia delle Scienze, Caloia si alza a criticarne le tesi ultraliberiste. Tra i due scoccano scintille. Ma di nuovo è Caloia a vincere la sfida, forte anche dell'appoggio del segretario personale del papa, Stanislaw Dziwisz.

Nel 2000 Caloia è riconfermato presidente, e l'ultima parola a suo pro l'avrebbe detta Giovanni Paolo II: "Finché vivo io, mai un tedesco alle finanze vaticane". Ma più che il cuore polacco, a convincere il papa sono i proventi dello IOR a lui devoluti ogni anno per opere di bene. Erano 15 miliardi di lire nel 1990, all'inizio della gestione Caloia. Oggi sono "molti, molti di più".

Nel 2005 scadrà il terzo quinquennio di Caloia, e nessuno questa volta trama più per cacciarlo. All'APSA c'è ora il suo amico Nicora, divenuto cardinale, con segretario il vescovo Claudio Maria Celli, uomo di Casaroli e Sodano. Al Governatorato Szoka ha passato i limiti d'età e un candidato a succedergli è Carlo Maria Viganò, legatissimo a Sodano e Nicora. Resti o no Caloia presidente, il suo IOR, almeno questo, non passerà certo al nemico.

TAG finanza ior vaticano

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Di Paolo Andruccioli il 21/09/2010 alle 17:04 | Non ci sono commenti

01/06/2010

Milioni di persone sottoposte alla tratta

Pubblico questo comunicato perché mi sembra attuale e sconcertante

Sulla tratta degli esseri umani siamo in grave ritardo
 
“Mi auguro che il Parlamento italiano non faccia passare altro tempo prima di ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani”.
 
Lo ha detto Alessandro Maran, vicepresidente dei deputati del PD, intervenendo nell’aula di Montecitorio durante la discussione della ratifica che sarà votata giovedì prossimo.
 
“Ci sono oltre 12 milioni di persone di cui 500mila soltanto in Europa, sottoposte ad ogni sfruttamento lavorativo e sessuale – ha ricordato Maran. Circa 800mila sono trasportate ogni anno oltre i confini del loro stato d’origine per essere sfruttate in altri paesi e l’80% delle vittime è costituito da donne e ragazze che, in più della metà dei casi sono minorenni”.
 
“Purtroppo l’Italia non è indenne se, come dice la relazione presentata dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, tra il 2000 e il 2008 quasi 50mila persone sono state vittime di sfruttamento a scopi di prostituzione. La ratifica della Convenzione del consiglio d’Europa, oltre a prevenire e combattere la tratta degli esseri umani, mira a proteggere i diritti umani delle vittime della tratta, a proteggere e ad assistere vittime e testimoni, a promuovere la cooperazione internazionale nel campo della lotta alla tratta, a permettere la concessione di permessi di soggiorno per ragioni umanitarie”.
 
“Ratifichiamo, dunque, la convenzione – ha concluso Maran – L’Italia è in grave ritardo. Il voto bipartisan su questo tema, sarebbe un bel segnale da parte del Parlamento”.

TAG tratta degli esseri umani

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Di Paolo Andruccioli il 01/06/2010 alle 15:05 | Non ci sono commenti

23/03/2010

Class action dei lavoratori di Ground Zero



Ancora una notizia dalla rassegna stampa di Rsi, Responsabilità sociale d'impresa



Un giudice federale della Corte distrettuale di Manhattan, Alvin K. Hellerstein, ha bocciato il patteggiamento, sottoscritto l’11 marzo, dal municipio di New York e dai legali di circa diecimila persone che hanno lavorato tra le macerie delle torri gemelle, a Ground Zero, contraendo malattie respiratorie e restando vittime di tumori. La class action intentata dai lavoratori denunciava le scarse protezioni di cui hanno goduto, contro l’inspirazione di amianto ed altre sostanze tossiche.

Il patteggiamento prevedeva il pagamento da parte della città di New York di 657 milioni di dollari. Troppo pochi, secondo il giudice, anche perché circa un terzo servirebbero a pagare le parcelle degli avvocati dei querelanti, che, invece, dovrebbero essere messe a carico della compagnia d’assicurazioni, che si fa carico delle spese legali dei legali della città di New York.

Secondo il giudice, inoltre, alcuni aspetti del patteggiamento sono troppo complicati e i querelanti non sono in grado di assumere una decisione consapevole, nel decidere se accettarle o no.

Come riferisce il New York Times, il giudice ha deciso che sono necessarie ulteriori negoziazioni tra le parti, che dovranno avvenire sotto la sua supervisione, “per trovare una soluzione migliore e più equa. Io non presiederò una soluzione basata sulla paura o sull’ignoranza”.


TAG giudici 11 settembre ground zero malattie class action operai

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Di Paolo Andruccioli il 23/03/2010 alle 14:51 | Non ci sono commenti

23/03/2010

Non investite nel Grupo Mexico


Riprendiamo questa notizia dalla rassegna stampa settimanale di Rsi, Responsabilità sociale d'impresa.

Due federazioni internazionali dei sindacati – l’International Federation of Chemical, Energy, Mining and General Workers' Unions (ICEM) e l’International Metalworkers Federation (IMF) – e le loro affiliate in Norvegia hanno chiesto al fondo pensione governativo norvegese di disinvestire dalla compagnia mineraria Grupo Mexico, che opera in Messico, Perù e Stati Uniti, accusata di sistematiche violazione dei diritti umani, dei diritti sindacali, delle misure a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, e di gravi danni all’ambiente.

“Le pratiche illegali di Grupo Mexico, sostenute purtroppo da un governo messicano corrotto”, ha detto il segretario generale dell’IMF, Jryki Raina, costituiscono una sistematica violazione dei principi del Global Compact dell’Onu e delle linee guida dell’Ocse, il che, secondo i sindacati, dovrebbe essere già di per sé sufficiente a giustificare il disinvestimento del fondo pensione governativo norvegese dalla compagnia mineraria, per incompatibilità con i suoi principi etici.

Nel 2009, la società di rating etico Covalence ha classificato Grupo Mexico al 573° su 581 compagnie multinazionali.

TAG sindacati grupo mexico norvegia icem imf fondi pensione

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Di Paolo Andruccioli il 23/03/2010 alle 14:42 | Non ci sono commenti

25/02/2010

Il Sole24 ore ha paura dello sciopero in Grecia




“Ad Atene la piazza non è più agorà”, è il titolo di un commento non firmato apparso oggi, 25 febbraio, sul Sole 24 ore a proposito dello sciopero in Grecia. Il commento inizia bene, ma finisce male, molto male. Comincia dicendo che ci sono quattro punti di deficit da tagliare e 30 mila persone in piazza. “Due cifre per dire che cosa sia oggi la Grecia sull’orlo del crack”. Piazze bloccate dallo sciopero generale ad Atene e Salonicco, stop ai treni e traghetti, aerei e aliscafi. Insomma la promessa dei sindacati è stata mantenuta.

Ma non è tanto questo il punto su cui mi vorrei soffermare. Il punto è un altro e ce lo spiega subito dopo lo stesso commentatore anonimo (il direttore del Sole?). “La promessa dei sindacati – bloccare – è stata mantenuta, la prova di forza portata a termine. Tutto questo a un sapore di antico. Il riflesso identitario e muscolare della piazza, il misurare gli uomini per metri quadri, la capacità di esserci e rispondere è stata la strategia che i sindacati hanno seguito nel secolo passato. In un’era in cui le trincee di un conflitto sociale a somma zero erano facili da leggere come bianco e nero, evidente chi vinceva e a danno di chi….”

Ora, sempre per il commentatore del giornale della Confindustria, tutto è cambiato. Il secolo breve è alle nostre spalle, il conflitto è superato e comunque non è più in bianco e nero. Ora è difficile (ma davvero?) capire chi vince e chi perde. Insomma la conclusione del commentatore è sconfortante. È inutile agitarsi, è inutile – anzi dannoso lottare e scioperare – perché siamo tutti sulla stessa barca (ma quale? gli yacht dei ricchi?)

“I sindacati greci sanno, si spera – continua il commento – che ad Atene e dintorni ormai o si vince tutti o si perde tutti. Come a Madrid o a Lisbona”. Non è in discussione il ceto politico, quello sarà giudicato dalle urne elettorali. “Ora però – è il brillante suggerimento – occorre evitare l’effetto contagio. Non del debito da paese a paese, ma del crack dal palazzo alla piazza”.

Dunque il problema non è il contagio del debito, né quello degli effetti perversi di una crisi finanziaria che non è stata certo determinata dai lavoratori greci, ma neppure da quelli americani. Il problema vero, la malattia che dobbiamo subito stroncare sul nascere è quella del conflitto, dello sciopero, della battaglia in difesa dei posti di lavoro. Una visione davvero moderna della storia, ma ci si scuserà la cattiveria, una visione legata anch’essa al passato. Un commento da fine secolo, non da nuovo secolo avviato già da qualche annetto.

Il problema, per questo commentatore è arginare le proteste, non rispondere alle cause della crisi. Il problema di trovare i soldi (pubblici) per pagare le obbligazioni pubbliche emesse per pagare le banche (private) che rischiavano e rischiano il crack non sfiora neppure la mente del nostro, che reagisce invece come un toro quando si cominciano a vedere bandiere rosse in piazza.

I lavoratori sono usati e beffati. Da una parte li si indica come i possibili agenti del contagio. Dagli untore, quando poi gli untori, quelli veri, si lasciano liberi di speculare sulle piazze finanziarie mondiali con i loro future e derivati vari. Dall’altra, in Italia, li si usa – i lavoratori - come baluardo, come scudo giudiziario. Lo ha fatto per esempio Stefano Parisi, amministratore delegato di Fastweb ed ex uomo di punta della Confindustria, che reagendo alle accuse di questi giorni ha detto che lo scandalo è dovuto solo a due mele marce e che la sua azienda è sana. Poi, facendosi appunto scudo dei lavoratori, Parisi ha detto: stiamo attenti con le accuse, qui ci sono in gioco 3500 posti di lavoro. Il danno e la beffa.



TAG europa fastweb crisi sciopero in grecia sole 24ore stefano parisi

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Di Paolo Andruccioli il 25/02/2010 alle 11:05 | Non ci sono commenti

24/02/2010

Wall Street specula su Avatar



Prima nota: “In finanza, uno strumento derivato è considerato ogni contratto o titolo il cui prezzo è basato sul valore di mercato di altri beni (azioni, indici, valute, tassi ecc.). I derivati hanno raggiunto solo recentemente una diffusione enorme nel mondo grazie alla globalizzazione dei mercati e alla contestuale introduzione dei computer per il calcolo di prezzi in relazione talvolta complessa tra loro. Esistono derivati strutturati per ogni esigenza e basati su qualsiasi variabile, perfino la quantità di neve caduta in una determinata zona.

Gli utilizzi principali sono: arbitraggio, speculazione e copertura (detta hedging)”…..”Gli strumenti derivati possono essere utilizzati per copertura di un rischio (hedging), utilizzando un derivato con effetto opposto all'operazione che si vuole coprire (ad esempio, una opzione put può coprire il rischio di un acquisto di uno strumento finanziario; se le quotazioni calano, l'opzione put aumenta di valore più che proporzionalmente, riducendo la perdita maturata del sottostante). In questa configurazione risultano molto utili per coprirsi dai rischi di prezzo (oscillazioni del prezzo del sottostante), tasso (modifica dei tassi di interesse) o cambio (oscillazioni del tasso di cambio). Possono anche essere usati a sé stanti, per scopi speculativi, sfruttando quello che in finanza è chiamato l'effetto leva”.

Seconda nota: In attesa delle nomination all’Oscar, e già in lizza per i Golden Globe Awards come miglior film, Avatar di James Cameron si appresta ad essere uno dei fenomeni cinematografici più significativi degli ultimi anni. Il Future Film Festival (Bologna, 26 – 31 gennaio 2010) ha il piacere di ospitare Joe Letteri, Visual Effects Supervisor del film e cofondatore di Weta Digital, per un Keynote Speech martedì 26 gennaio 2010 nel quale presenterà in anteprima mondiale il making of della pellicola.

Le informazioni che avete appena letto riguardano evidentemente due temi completamente differenti. La prima nota si riferisce alla definizione dello strumento “derivato”, uno dei prodotti più sofisticati e speculativi dell’industria finanziaria globale. La seconda nota si riferisce a un festival cinematografico che si è svolto poco meno di un mese fa a Bologna. La parola che accumuna le due note è future. Ma mentre nel contesto della prima nota future si traduce come strumento derivato, i famosi “future”, nella seconda nota si traduce più semplicemente come futuro, riferendosi alle magnifiche sorti del cinema. In realtà ho tentato di legare le due note, i due temi, non tanto per l’assonanza tra future e futures, quanto per le notizie che stanno circolando in questi giorni a proposito appunto di nuovi strumenti derivati costruiti a immagine e somiglianza del cinema. Non si tratta solo di dare nomi esotici, o meglio hollywoodiani, ai prodotti finanziari. Si tratta piuttosto di prendere nota delle nuove frontiere della speculazione finanziaria internazionale.

Sul Corriere della sera di oggi (24 febbraio 2010) leggiamo infatti un titolo: Derivati per Hollywood. L’ultimo sogno di Wall Street. Sottotitolo: Il progetto di Cantor Fitzgerald e i timori di frodi. Nell’occhiello si specifica meglio l’oggetto della notizia. Finanza e Studios: L’idea dei “future” per puntare al successo dei film al botteghino.

Naturalmente non si tratta di una notizia asettica. I problemi che si aprono sono notevoli. Chi è inserito in una produzione cinematografica potrà speculare sul film? Si arriverà al paradosso di produttori che avendo capito che un qualche loro film è destinato al flop di botteghino speculeranno in Borsa contro i loro stessi prodotti?

TAG future derivati wall street finanza cinema avatar

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Di Paolo Andruccioli il 24/02/2010 alle 15:01 | Non ci sono commenti

12/02/2010

Cercasi sicurezza per i fondi pensione



Sta per esplodere qualche altra bolla? Che cosa ci dobbiamo aspettare? Sarà importante e urgente capire gli effetti della crisi finanziaria della Grecia e di altri stati europei sull'assetto del risparmio e della finanza e ovviamente sul risparmio previdenziale. Nel frattempo rilancio una interessante chiacchierata con Morena Piccinini, segretaria confederale della Cgil pubblicata su Rassegna Sindacale di questa settimana [continua]

TAG crisi finanziaria europa fondi pensione grecia risparmio

ARCHIVIATO IN Economia e pazzia

Di Paolo Andruccioli il 12/02/2010 alle 15:01 | Non ci sono commenti

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