21/06/2010

All'attacco delle statue del Risorgimento



Dal Pincio al Gianicolo. A Roma si sta consumando in questi giorni la caccia alle statue del Risorgimento. I vandali sono in azione per distruggere i monumenti, buttare giù statue, danneggiare pezzi di arte e di storia. Il primo atto vandalico si è verificato sabato 19 a Villa Borghese, nella notte. Poi ne sono seguiti altri 14 e tre eroi del Risorgimento sull'ottavo colle romano sono finiti nella polvere. Due, tra i quali quello del patriota Gaetano Sacchi, sono stati scaraventati sui sampietrini con tutto il piedistallo, estirpato invece dalla base il busto di Bartolomeo Filipperi e lasciato sui giardini di piazza Garibaldi, a pochi passi dall'ospedale Bambino Gesù.

Dopo l'intervento dei vigili urbani del I gruppo e dei funzionari della Sovrintendenza comunale, è stata la questura a prendere in carico i busti per un'analisi più approfondita dei danni.
 Il Comune è dovuto correre ai ripari. Si fa per dire. E se al Pincio già sono state installate le telecamere, il delegato del sindaco per la Sicurezza, Giorgio Ciardi, ora propone di posizionarle anche lungo la passeggiata del Gianicolo.


Nessuno si chiede però il senso di questi atti vandalici che non sembrano indirizzati a caso. È vero che nella capitale le statue risorgimentali sono tante e quindi - secondo il calcolo delle probabilità - più esposte di altre agli atti vandalici. Ma in questo caso sembra che i vandali siano andati a colpo sicuro. Hanno mirato. Anche gli eroi del Risorgimento sono dunque sotto tiro. Che avesse ragione lo storico Lucio Villari, secondo il quale l'Italia di destra, di centro, ma anche di sinistra non ha mai voluto valorizzare il Risorgimento, periodo scomodo per molti. Per la Chiesa cattolica il Risorgimento è stato visto come una rivoluzione contro il potere e i possedimenti della Chiesa medesima. Per la destra il Risorgimento non esiste, perché il riferimento vero è ancora il nazionalismo fascista. Per la sinistra? Dolenti note. Il Risorgimento è stato visto per tanti anni come una "rivoluzione passiva", una rivoluzione incompiuta, comunque una rivoluzione senza classi subalterne, senza operai e contadini. Solo Antonio Gramsci intuì perfettamente l'importanza del Risorgimento italiano.

Chissà se i vandali in azione abbiano in mente tutte queste cose. Magari ci sforziamo di capire e invece potrebbero essere stati solo dei gesti barbari casuali. Potrebbero, ma non è detto in una Italia stretta tra i secessionismi della Lega e il ritorno di ideologie da Stato Pontificio


(nella foto uno stivale di Garibaldi)



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Di Paolo Andruccioli il 21/06/2010 alle 12:26



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