24/02/2010
Wall Street specula su Avatar

Prima nota: “In finanza, uno strumento derivato è considerato ogni contratto o titolo il cui prezzo è basato sul valore di mercato di altri beni (azioni, indici, valute, tassi ecc.). I derivati hanno raggiunto solo recentemente una diffusione enorme nel mondo grazie alla globalizzazione dei mercati e alla contestuale introduzione dei computer per il calcolo di prezzi in relazione talvolta complessa tra loro. Esistono derivati strutturati per ogni esigenza e basati su qualsiasi variabile, perfino la quantità di neve caduta in una determinata zona.
Gli utilizzi principali sono: arbitraggio, speculazione e copertura (detta hedging)”…..”Gli strumenti derivati possono essere utilizzati per copertura di un rischio (hedging), utilizzando un derivato con effetto opposto all'operazione che si vuole coprire (ad esempio, una opzione put può coprire il rischio di un acquisto di uno strumento finanziario; se le quotazioni calano, l'opzione put aumenta di valore più che proporzionalmente, riducendo la perdita maturata del sottostante). In questa configurazione risultano molto utili per coprirsi dai rischi di prezzo (oscillazioni del prezzo del sottostante), tasso (modifica dei tassi di interesse) o cambio (oscillazioni del tasso di cambio). Possono anche essere usati a sé stanti, per scopi speculativi, sfruttando quello che in finanza è chiamato l'effetto leva”.
Seconda nota: In attesa delle nomination all’Oscar, e già in lizza per i Golden Globe Awards come miglior film, Avatar di James Cameron si appresta ad essere uno dei fenomeni cinematografici più significativi degli ultimi anni. Il Future Film Festival (Bologna, 26 – 31 gennaio 2010) ha il piacere di ospitare Joe Letteri, Visual Effects Supervisor del film e cofondatore di Weta Digital, per un Keynote Speech martedì 26 gennaio 2010 nel quale presenterà in anteprima mondiale il making of della pellicola.
Le informazioni che avete appena letto riguardano evidentemente due temi completamente differenti. La prima nota si riferisce alla definizione dello strumento “derivato”, uno dei prodotti più sofisticati e speculativi dell’industria finanziaria globale. La seconda nota si riferisce a un festival cinematografico che si è svolto poco meno di un mese fa a Bologna. La parola che accumuna le due note è future. Ma mentre nel contesto della prima nota future si traduce come strumento derivato, i famosi “future”, nella seconda nota si traduce più semplicemente come futuro, riferendosi alle magnifiche sorti del cinema. In realtà ho tentato di legare le due note, i due temi, non tanto per l’assonanza tra future e futures, quanto per le notizie che stanno circolando in questi giorni a proposito appunto di nuovi strumenti derivati costruiti a immagine e somiglianza del cinema. Non si tratta solo di dare nomi esotici, o meglio hollywoodiani, ai prodotti finanziari. Si tratta piuttosto di prendere nota delle nuove frontiere della speculazione finanziaria internazionale.
Sul Corriere della sera di oggi (24 febbraio 2010) leggiamo infatti un titolo: Derivati per Hollywood. L’ultimo sogno di Wall Street. Sottotitolo: Il progetto di Cantor Fitzgerald e i timori di frodi. Nell’occhiello si specifica meglio l’oggetto della notizia. Finanza e Studios: L’idea dei “future” per puntare al successo dei film al botteghino.
Naturalmente non si tratta di una notizia asettica. I problemi che si aprono sono notevoli. Chi è inserito in una produzione cinematografica potrà speculare sul film? Si arriverà al paradosso di produttori che avendo capito che un qualche loro film è destinato al flop di botteghino speculeranno in Borsa contro i loro stessi prodotti?
Di Paolo Andruccioli il 24/02/2010 alle 15:01


