15/02/2010

Floris, Ballarò sulla neve



Ieri sera ho seguito la trasmissione di Fazio, Che tempo che fa. Gli invitati, come al solito, erano numerosi e importanti, Hugh Grant compreso. Tra i protagonisti della serata anche il giornalista Giovanni Floris, conduttore di Ballarò. Fazio lo ha invitato per fargli spiegare le nuove regole sulle trasmissioni politiche che il governo Berlusconi sta cercando di far passare, o meglio di imporre. E Floris, giustamente, ha fatto il suo mestiere: ha criticato l'impostazione del governo, ha letto qualche dettaglio delle nuove regole, ha parlato di bavaglio all'informazione politica, di restringimenti degli spazi democratici, di volontà di imporre un pensiero unico. Insomma tutte cose di grande spessore e di grande portata politica, culturale e perfino etica. Poi però - ad un certo punto - il conduttore Floris, forse non abituato a stare dalla parte dell'intervistato, è scivolato su qualche osservazione fuori misura. Qualche battuta - come si dice in gergo - leggermente sopra le righe.
 


Lamentandosi degli attacchi che vengono portati da più parti alla sua trasmissione Ballarò, Floris ha spiegato che è assurdo pensare di sostuire giornalisti che da anni fanno il loro mestiere con il massimo della professionalità. Sarebbe come dire - ha spiegato Floris - che siccome a me piacerebbe fare l'attore (che piace alle donne), allora mi propongo di sostituire sul set l'attore Hugh Grant. È chiaramente un fatto incredibile, impensabile. Così come è impensabile immaginare di sostituire Floris sul set di Ballarò. Ormai trasmissione e conduttore sono un tutto unico. Così è evidentemente un attacco alle libertà democratiche inserire norme bizantine e iperburocratiche per regolamentare la apparizioni televisive dei politici. Mica siamo più ai tempi di Tribuna Politica e mica si può confondere l'informazione politica con la comunicazione politica.

Per rispondere agli attacchi e per rispondere alle critiche che vengono mosse al suo programma, Floris ha anche spiegato che non è colpa sua e del suo staff se alla trasmissione partecipano sempre le solite persone, una cerchia abbastanza ristretta. "Non è colpa mia se le persone importanti (o che contano) in Italia sono poi così poche", ha spiegato Floris, dando per accettata una visione dei vip che forse non è proprio tipica di una cultura che vorrebbe essere moderatamente progressista. Ma davvero le persone importanti sono solo quelle che vediamo a Ballarò? E che si intende allora per persona importante? Tanti importanti intellettuali e tante persone che operano nella società in varie forme per il bene comune non sono mai stati invitati e neppure citati da Floris che in questi anni ha preferito lanciare dei personaggi secondo schemi a volte alquanto vecchi e politichesi. Molti maligni sostengono per esempio che la stessa Polverini sia una invenzione di Floris.

Ma non sono poi neppure questi elementi che mi hanno colpito. Quello che mi ha colpito maggiormente è stato l'epilogo della intervista, la chiusura, che come è noto è sempre complicata, sia per chi lavora nel giornalismo di carta stampata, sia per chi lavora a maggior ragione in tv. Ebbene, forse per far colpo, forse per dare una stoccata etica, per dare uno "schiaffo morale" ai nemici, Floris ha chiuso così- Ebbene lo dicano se devo farmi da parte. Se non mi vogliono più, me ne farò una ragione. Io lavoro onestamente per comprarmi una casa ed è sicuro che la casa la comprerò. Ma se proprio devo farmi da parte, me lo facciano sapere, perché alla fine del mese (mi pare che Floris abbia detto il 28 febbraio), mio figlio andrà in settimana bianca con i suoi amichetti. Se non mi vogliono più, io me ne andrò con loro sulla neve.....Davvero un bello schiaffo. Ma a chi? Non vorrei essere tanto demagogico ricordando le migliaia di lavoratori in cassa integrazione o a spasso, le migliaia di aziende che chiudono di cui ha parlato più volte lo stesso Floris. Vorrei solo ricordare le testate giornalistiche in cooperativa (Manifesto e Unità compresi) che stanno rischiando di chiudere per la cancellazione dei contributi all'editoria. Vorrei ricordare le decine di colleghi giornalisti che con il loro lavoro precario non riescono a comprarsi una casa, né a mettere da parte i contributi per la pensione. Insomma la battuta di Floris, come si è capito, non mi è piaciuta affatto. Ma forse ho avuto una reazione troppo vetero, retrò, che magari la mia ex collega Norma Rangeri mi criticherebbe duramente. L'etica del lavoro e della professione sono cose vecchie, ammuffite. Ormai siamo nel post industriale. Anzi nella postproduzione.

ps: prego i lettori e le lettrici di questo post di non confondere il mio sfogo etico-professionale con il giudizio sulle manovre liberticide del governo a proposito di informazione. Questo non è un post pro Berlusconi; di questi tempi è meglio precisare tutto, non si sa mai.

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ballarò. norme tv informazione politica che tempo che fa giovanni floris fazio

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Di Paolo Andruccioli il 15/02/2010 alle 10:12



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1
chi pò,mangia un bò

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