Post di febbraio

25/02/2010

Il Sole24 ore ha paura dello sciopero in Grecia




“Ad Atene la piazza non è più agorà”, è il titolo di un commento non firmato apparso oggi, 25 febbraio, sul Sole 24 ore a proposito dello sciopero in Grecia. Il commento inizia bene, ma finisce male, molto male. Comincia dicendo che ci sono quattro punti di deficit da tagliare e 30 mila persone in piazza. “Due cifre per dire che cosa sia oggi la Grecia sull’orlo del crack”. Piazze bloccate dallo sciopero generale ad Atene e Salonicco, stop ai treni e traghetti, aerei e aliscafi. Insomma la promessa dei sindacati è stata mantenuta.

Ma non è tanto questo il punto su cui mi vorrei soffermare. Il punto è un altro e ce lo spiega subito dopo lo stesso commentatore anonimo (il direttore del Sole?). “La promessa dei sindacati – bloccare – è stata mantenuta, la prova di forza portata a termine. Tutto questo a un sapore di antico. Il riflesso identitario e muscolare della piazza, il misurare gli uomini per metri quadri, la capacità di esserci e rispondere è stata la strategia che i sindacati hanno seguito nel secolo passato. In un’era in cui le trincee di un conflitto sociale a somma zero erano facili da leggere come bianco e nero, evidente chi vinceva e a danno di chi….”

Ora, sempre per il commentatore del giornale della Confindustria, tutto è cambiato. Il secolo breve è alle nostre spalle, il conflitto è superato e comunque non è più in bianco e nero. Ora è difficile (ma davvero?) capire chi vince e chi perde. Insomma la conclusione del commentatore è sconfortante. È inutile agitarsi, è inutile – anzi dannoso lottare e scioperare – perché siamo tutti sulla stessa barca (ma quale? gli yacht dei ricchi?)

“I sindacati greci sanno, si spera – continua il commento – che ad Atene e dintorni ormai o si vince tutti o si perde tutti. Come a Madrid o a Lisbona”. Non è in discussione il ceto politico, quello sarà giudicato dalle urne elettorali. “Ora però – è il brillante suggerimento – occorre evitare l’effetto contagio. Non del debito da paese a paese, ma del crack dal palazzo alla piazza”.

Dunque il problema non è il contagio del debito, né quello degli effetti perversi di una crisi finanziaria che non è stata certo determinata dai lavoratori greci, ma neppure da quelli americani. Il problema vero, la malattia che dobbiamo subito stroncare sul nascere è quella del conflitto, dello sciopero, della battaglia in difesa dei posti di lavoro. Una visione davvero moderna della storia, ma ci si scuserà la cattiveria, una visione legata anch’essa al passato. Un commento da fine secolo, non da nuovo secolo avviato già da qualche annetto.

Il problema, per questo commentatore è arginare le proteste, non rispondere alle cause della crisi. Il problema di trovare i soldi (pubblici) per pagare le obbligazioni pubbliche emesse per pagare le banche (private) che rischiavano e rischiano il crack non sfiora neppure la mente del nostro, che reagisce invece come un toro quando si cominciano a vedere bandiere rosse in piazza.

I lavoratori sono usati e beffati. Da una parte li si indica come i possibili agenti del contagio. Dagli untore, quando poi gli untori, quelli veri, si lasciano liberi di speculare sulle piazze finanziarie mondiali con i loro future e derivati vari. Dall’altra, in Italia, li si usa – i lavoratori - come baluardo, come scudo giudiziario. Lo ha fatto per esempio Stefano Parisi, amministratore delegato di Fastweb ed ex uomo di punta della Confindustria, che reagendo alle accuse di questi giorni ha detto che lo scandalo è dovuto solo a due mele marce e che la sua azienda è sana. Poi, facendosi appunto scudo dei lavoratori, Parisi ha detto: stiamo attenti con le accuse, qui ci sono in gioco 3500 posti di lavoro. Il danno e la beffa.



TAG europa fastweb crisi sciopero in grecia sole 24ore stefano parisi

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Di Paolo Andruccioli il 25/02/2010 alle 11:05 | Non ci sono commenti

24/02/2010

Wall Street specula su Avatar



Prima nota: “In finanza, uno strumento derivato è considerato ogni contratto o titolo il cui prezzo è basato sul valore di mercato di altri beni (azioni, indici, valute, tassi ecc.). I derivati hanno raggiunto solo recentemente una diffusione enorme nel mondo grazie alla globalizzazione dei mercati e alla contestuale introduzione dei computer per il calcolo di prezzi in relazione talvolta complessa tra loro. Esistono derivati strutturati per ogni esigenza e basati su qualsiasi variabile, perfino la quantità di neve caduta in una determinata zona.

Gli utilizzi principali sono: arbitraggio, speculazione e copertura (detta hedging)”…..”Gli strumenti derivati possono essere utilizzati per copertura di un rischio (hedging), utilizzando un derivato con effetto opposto all'operazione che si vuole coprire (ad esempio, una opzione put può coprire il rischio di un acquisto di uno strumento finanziario; se le quotazioni calano, l'opzione put aumenta di valore più che proporzionalmente, riducendo la perdita maturata del sottostante). In questa configurazione risultano molto utili per coprirsi dai rischi di prezzo (oscillazioni del prezzo del sottostante), tasso (modifica dei tassi di interesse) o cambio (oscillazioni del tasso di cambio). Possono anche essere usati a sé stanti, per scopi speculativi, sfruttando quello che in finanza è chiamato l'effetto leva”.

Seconda nota: In attesa delle nomination all’Oscar, e già in lizza per i Golden Globe Awards come miglior film, Avatar di James Cameron si appresta ad essere uno dei fenomeni cinematografici più significativi degli ultimi anni. Il Future Film Festival (Bologna, 26 – 31 gennaio 2010) ha il piacere di ospitare Joe Letteri, Visual Effects Supervisor del film e cofondatore di Weta Digital, per un Keynote Speech martedì 26 gennaio 2010 nel quale presenterà in anteprima mondiale il making of della pellicola.

Le informazioni che avete appena letto riguardano evidentemente due temi completamente differenti. La prima nota si riferisce alla definizione dello strumento “derivato”, uno dei prodotti più sofisticati e speculativi dell’industria finanziaria globale. La seconda nota si riferisce a un festival cinematografico che si è svolto poco meno di un mese fa a Bologna. La parola che accumuna le due note è future. Ma mentre nel contesto della prima nota future si traduce come strumento derivato, i famosi “future”, nella seconda nota si traduce più semplicemente come futuro, riferendosi alle magnifiche sorti del cinema. In realtà ho tentato di legare le due note, i due temi, non tanto per l’assonanza tra future e futures, quanto per le notizie che stanno circolando in questi giorni a proposito appunto di nuovi strumenti derivati costruiti a immagine e somiglianza del cinema. Non si tratta solo di dare nomi esotici, o meglio hollywoodiani, ai prodotti finanziari. Si tratta piuttosto di prendere nota delle nuove frontiere della speculazione finanziaria internazionale.

Sul Corriere della sera di oggi (24 febbraio 2010) leggiamo infatti un titolo: Derivati per Hollywood. L’ultimo sogno di Wall Street. Sottotitolo: Il progetto di Cantor Fitzgerald e i timori di frodi. Nell’occhiello si specifica meglio l’oggetto della notizia. Finanza e Studios: L’idea dei “future” per puntare al successo dei film al botteghino.

Naturalmente non si tratta di una notizia asettica. I problemi che si aprono sono notevoli. Chi è inserito in una produzione cinematografica potrà speculare sul film? Si arriverà al paradosso di produttori che avendo capito che un qualche loro film è destinato al flop di botteghino speculeranno in Borsa contro i loro stessi prodotti?

TAG future derivati wall street finanza cinema avatar

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Di Paolo Andruccioli il 24/02/2010 alle 15:01 | Non ci sono commenti

15/02/2010

Floris, Ballarò sulla neve



Ieri sera ho seguito la trasmissione di Fazio, Che tempo che fa. Gli invitati, come al solito, erano numerosi e importanti, Hugh Grant compreso. Tra i protagonisti della serata anche il giornalista Giovanni Floris, conduttore di Ballarò. Fazio lo ha invitato per fargli spiegare le nuove regole sulle trasmissioni politiche che il governo Berlusconi sta cercando di far passare, o meglio di imporre. E Floris, giustamente, ha fatto il suo mestiere: ha criticato l'impostazione del governo, ha letto qualche dettaglio delle nuove regole, ha parlato di bavaglio all'informazione politica, di restringimenti degli spazi democratici, di volontà di imporre un pensiero unico. Insomma tutte cose di grande spessore e di grande portata politica, culturale e perfino etica. Poi però - ad un certo punto - il conduttore Floris, forse non abituato a stare dalla parte dell'intervistato, è scivolato su qualche osservazione fuori misura. Qualche battuta - come si dice in gergo - leggermente sopra le righe. [continua]

TAG ballarò. norme tv informazione politica che tempo che fa giovanni floris fazio

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Di Paolo Andruccioli il 15/02/2010 alle 10:12 | C'e' un commento

12/02/2010

Cercasi sicurezza per i fondi pensione



Sta per esplodere qualche altra bolla? Che cosa ci dobbiamo aspettare? Sarà importante e urgente capire gli effetti della crisi finanziaria della Grecia e di altri stati europei sull'assetto del risparmio e della finanza e ovviamente sul risparmio previdenziale. Nel frattempo rilancio una interessante chiacchierata con Morena Piccinini, segretaria confederale della Cgil pubblicata su Rassegna Sindacale di questa settimana [continua]

TAG crisi finanziaria europa fondi pensione grecia risparmio

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Di Paolo Andruccioli il 12/02/2010 alle 15:01 | Non ci sono commenti

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