19/01/2010
Ci piace ancora il Quarto Stato?

Gli aderenti all'Orsa, l'organizzazione sindacale dei macchinisti delle Fs, che provengono direttamente dai Cobas e molti di loro dalla Cgil, hanno preparato una cartolina da far firmare ai cittadini e recapitare al Presidente Napolitano. Il tema è la difesa del diritto di sciopero, che secondo i promotori dell'iniziativa sarebbe fortemente messo in discussione, soprattutto nei settori dei servizi e dei trasporti in particolare. Si passa da un eccesso di conflittualità a una normalizzazione quasi totale. L'Orsa come immagine per la sua cartolina ha scelto il famosissimo quadro "Il Quarto Stato" di Pellizza da Volpedo.
Qualche giorno fa ero con un gruppetto di amici di vecchia data. Uno di loro ci ha consegnato queste cartoline per firmarle. Ma non è tanto questo che mi ha colpito quanto le reazioni "estetiche" e politiche di questi amici. Uno ha detto: "Ancora con il Quarto Stato!?!". Un'altra ha replicato: "Beh, a me questa cartolina piace perché almeno non è funerea come è nello stile di questi sindacatini minoritari". Sono entrambe reazioni degne di nota.
Come ben sappiamo il Quarto Stato è un celebre dipinto (forse il più celebre del genere) realizzato dal pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo nel 1901. I bozzetti preparatori dell'opera si chiamavano Il cammino dei lavoratori. In quell'anno Pellizza non avrebbbe mai potuto immaginare il successo del suo quadro che - come ci spiegano i libri di storia dell'arte - è diventato un'opera simbolo del XX secolo, perché rappresenta lo sciopero dei lavoratori ed è stata eseguita secondo la tecnica divisionista.
Non solo raffigura una scena di vita sociale, lo sciopero, ma costituisce un simbolo: il popolo, schierato, con una donna in prima fila con il bambino in braccio (raffigurazione che pone enfasi sul ruolo delle donne nel movimento dei lavoratori e sull'immagine del proletariato). Il gruppo avanza dal buio verso la luce; il tramonto è alle spalle. Il dipinto è lo sviluppo completo di questo tema, già affrontato dall'artista in dipinti come Ambasciatori della fame, Fiumana e un bozzetto preparatorio del 1898, Il cammino dei lavoratori. La composizione del dipinto è bilanciata nelle forme e movimentata nelle luci, rendendo perfettamente l'idea di una massa in movimento.
Così lo descrive il suo autore: « Siamo in un paese di campagna, sono circa le dieci e mezzo del mattino d'una giornata d'estate, due contadini s'avanzano verso lo spettatore, sono i due designati dall'ordinata massa di contadini che van dietro per perorare presso il Signore la causa comune... »
Il quadro - che comunque (almeno per quanto mi riguarda) è pittoricamente bellissimo - è conservato a Milano nel Museo dell'Ottocento della Villa Reale (o Villa Belgiojoso Bonaparte). La versione preliminare, invece, è esposta sempre a Milano presso la Pinacoteca di Brera. Recentemente il quadro è tornato di moda con il film Novecento di Bernardo Bertolucci, mentre è del 2003 il cortometraggio di fiction Il Quarto Stato di Emilio Mandarino che svela lo svolgersi del travagliato percorso creativo del quadro e traccia un breve ritratto storico, umano ed artistico di Giuseppe Pellizza da Volpedo.
Domande: ci piace ancora questo quadro? Lo abbiamo amato da giovani (parlo per me), poi lo abbiamo consumato nella nostra teca interiore? Il Quarto Stato rappresenta ancora qualcosa di potente? O la consideriamo un'icona del secolo che fu? Archeologia politica?
Di Paolo Andruccioli il 19/01/2010 alle 11:39


