Post di dicembre

18/12/2009

Un furto ad Auschwitz




NOTIZIA
La celebre iscrizione in tedesco "Arbeit macht frei" (Il lavoro rende liberi), che campeggiava al di sopra del cancello di ingresso del campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau (nel sud della Polonia) è stata rubata da sconosciuti. Il furto, secondo la polizia polacca, è stato compiuto tra le 3 e le 5 del mattino del 18 dicembre: "Un cane poliziotto è stato messo alla ricerca delle tracce dei ladri", ha dichiarato un portavoce della polizia, Malgorzata Jurecka, alla radio pubblica Trojka. Il cartello è stato svitato da una parte e "strappato" dall'altra: le forze di sicurezza hanno subito avviato le ricerche, ma al momento non ci sono sospetti.

DOMANDE
Ma a chi può essere venuto in mente un furto di questo genere? Collezionisti? Pervertiti? Malati di mente? Precari che non sopportano l'idea di libertà legata al lavoro? Licenziati? Imprenditori che hanno sfruttato i lavoratori e che si sentono in colpa? Miliardari che vogliono arredare le loro megaville con l'iscrizione del campo di concentramento più famoso del mondo? I nazisti dell'Illinois del film dei Blues Brothers?

TAG auschwitz stranezze furti lavoro

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Di Paolo Andruccioli il 18/12/2009 alle 11:48 | Non ci sono commenti

18/12/2009

Il ministro, i due prefetti, il popolo del vento

Ci risiamo. Il ministro dell'Interno Maroni continua la sua guerra personale (in senso lato naturalmente) contro i prefetti che sono affezionati alle leggi. Era già successo nel 2008 con il prefetto Carlo Mosca, accusato di voler boicottare il censimento (la schedatura) dei bambini Rom presenti nei campi della capitale. Ora è toccato al prefetto di Venezia. Per uno "sgarbo" al ministro dell'interno, il prefetto ha perso il posto e come scrive Repubblica, " ha commesso l'"errore" di non opporsi all'insediamento di trentotto famiglie di nomadi in un villaggio di Mestre costruito appositamente dal Comune con una spesa di 2,8 milioni e duramente contestato dalla Lega". [continua]

TAG prefetto mosca rom zingari ministro maroni prefetto lepri gallerano

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Di Paolo Andruccioli il 18/12/2009 alle 10:27 | Non ci sono commenti

10/12/2009

Bertolaso è molto nervoso

Ho l'impressione che l'immagine tuttofare, tuttodunpezzo, tuttoio, sono il migliore tra tutti, di Bertolaso si stia un po' ingrigendo. Ci sono segnali lievi, qualche rumore di fondo, ma le ultime dichiarazioni del capo della Protezione Civile a proposito dei ritardi nella ricostruzione delle zone terremotate in Abruzzo lasciano trasparire un nervosismo che non è momentaneo.
Fino a poco tempo fa era tutto perfetto e invece ora si scoprono i ritardi, le lungaggini burocratiche, le difficoltà mentre tanta gente vive ancora nelle tende e tantissima vive ospitata in attesa di ritornare a casa. Che succede?
E come mai lo stesso Bertolaso ha minacciato le dimissioni e il suo premier Berlusconi è stato costretto - tanto per cambiare - a sdrammatizzare?
Altro segnale. L'altra settimana il Consiglio dei ministri avrebbe dovuto discutere il provvedimento di trasformazione della Protezione Civile in Spa, mentre si mormora anche della voglia dello stesso Bertolaso di assumersi o sussumersi tutto il settore della Cooperazione internazionale. Qualcosa di grosso bolle in pentola, fuori dalle luci dei riflettori

TAG protezione civile bertolaso terremoto in abruzzo

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Di Paolo Andruccioli il 10/12/2009 alle 17:37 | Non ci sono commenti

10/12/2009

La carovana dei movimenti a Copenhagen

Rilancio un report della mia amica Monica Di Sisto (Fair) che è a Copenhagen e ci racconta da lì le azioni dei movimenti fuori dal vertice istituzionale.



A Copenaghen chiediamo un atto coraggioso: invertire la rotta
.
  Non ci si può limitare alle pur necessarie percentuali di taglio delle emissioni in un tempo determinato, ma deve andare oltre considerando le questioni altrettanto importanti della deforestazione, dell'agricoltura sostenibile e delle economie locali. Come Fair crediamo che non possa essere sostenibile un accordo che non considera gli sbilanciamenti e i fallimenti di un'economia di mercato spinta a globalizzarsi sempre più, secondo la logica perversa per cui il mercato sarebbe la risposta a qualsiasi problema. La crisi economico finanziaria di questi ultimi anni, caratterizzata da un aumento esponenziale dei prezzi delle materie prime agricole e del petrolio, ha dimostrato come un'economia di esportazione e dipendente dai mercati globali sia nei fatti ingiusta e sperequativa. A questo va aggiunto l'impatto ambientale di una produzione altamente energivora ed utilizzatrice di derivati del petrolio come pesticidi e fertilizzanti chimici, per trasformare la terra in una vera e propria industria di cibo destinato a mercati lontani. Persino l'ultimo rapporto 2009 firmato Unep e Wto indicano come l'incremento dei commerci internazionali sia di per se causa dell'aumento delle emissioni di gas serra, così come la ricerca ossessiva di nuove terre da coltivare, anche attraverso il nuovo fenomeno del land grabbing che rischia di depredare ulteriormente Paesi già fortemente colpiti dalla recessione e dalla crisi. Paesi, come quelli africani, che sono già le prime vittime di un cambiamento climatico che si presenta con il volto della desertificazione e dell'erosione dei suoli. Secondo il rapporto Wto-Unep l’agricoltura sarà uno dei settori maggiormente colpiti. In molte regioni a basse latitudini, dove si trovano molti Paesi in via di sviluppo, è stata prevista una diminuzione della produttività dei raccolti attorno al 5-10% in seguito ad un aumento della temperatura media di 1°C. Un aumento ulteriore determinarebbe in diversi Paesi africani il crollo della produzione agricola fino al 50% entro il 2020, con risorse che derivano dall’agricoltura che rischiano di crollare del 90% entro il 2100.

Arriva la Carovana dei movimenti sociali

Da Ginevra a Copenhagen per dire che il mondo non è in vendita. Oltre 60 attivisti della Rete Our World Is Not For Sale (OWINSF) provenienti dalla ministeriale Wto di Ginevra, conclusasi con un nulla di fatto lo scorso 3 dicembre, sono arrivati oggi alle 19 al KlimaForum di Copenhagen dopo migliaia di chilometri di strada. Accolti da decine di partecipanti al Summit alternativo, la carovana formata da europei, statunitensi, ma anche rappresentati dei movimenti indigeni di Colombia, Ecuador, dei pescatori indiani, dei contadini bengalesi, de La Via Campesina sono la testimonianza vivente di come le questioni del commercio internazionale e della Wto siano strettamente connesse con il cambiamento climatico. Perché, per dirla con le parole della Rete OWINSF “Cambiate il commercio, non cambiate il clima”.

I movimenti sociali indiani al loro Governo: è ora di cambiare strada
Con un documento firmato da quasi 200 organizzazioni, i movimenti sociali indiani hanno condannato la posizione del Governo di Manmohan Singh, presente alla Conferenza delle Parti di Copenhagen, che sottolinea come le emissioni indiane procapite siano basse elemento che escluderebbe l'India da maggiori impegni per l'abbattimento delle emissioni. Le realtà della società civile denunciano i dati delle basse emissioni procapite come conseguenza dei centinaia di milioni di poveri che non hanno diritto ad una vita degna, mentre le minoritarie élite indiane in realtà già avrebbero emissioni procapite molto simili a quelle europee. Per le 200 realtà firmatarie è quindi necessario ripensare la politica energetica del Paese, e questo non può essere fatto senza mettere mano alle profonde disuguaglianze che lo lacerano. Ed obbligando le élite indiane, come quelle mondiali, a cambiare stile di vita. Le soluzioni non possono essere basate sulle tecnologie, ma bisogna trovare tecnologie basate su soluzioni condivise, come per esempio la produzione decentralizzata di energia sostenibile, l'esclusione dell'opzione nucleare e la libera circolazione delle idee, contro le normeTRIPS della Wto, che proteggono la proprietà intellettuale ed i brevetti a discapito dei diritti umani. Esattamente come per i farmaci, anche per il cambiamento climatico la lotta per mettere idee e progetti a disposizione di tutti sarà lunga e faticosa.

Giallo sulla presidenza danese: negoziati sotto banco?


È giallo sulla bozza di accordo che sarebbe stato discusso a porte chiuse tra alcuni negoziatori non ben identificati, ma riferibili ad alcune delegazioni di Paesi industrializzati, tra cui gli Stati Uniti, l'Unione Europea e la Danimarca. La bozza di dichiarazione finale, che ha cominciato a girare stamattina in via informale arrivando persino ad occupare le pagine del quotidiano londinese Guardian, ricorda i documenti discussi e decisi nelle green room dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, incontri informali basati sulla chiamata ad personam (e quindi ben poco trasparenti) con i quali nei fatti si svuota l'Organizzazione della sua democraticità e trasparenza. Ma se alla Wto queste pratiche sono la norma, lascia perplessi (e irrita i Paesi esclusi, soprattutto i Paesi emergenti) che questo possa avvenire in una Conferenza delle Nazioni Unite. Il documento, già pubblicato su www.faircoop.net/faircoop, per alcuni analisti superebbe il protocollo di Kyoto arrivando a proporre tagli più sostanziosi per i Pvs e lo spostamento della gestione finanziaria dei programmi di adattamento e mitigazioni nelle mani della Banca Mondiale e non più



TAG vertice di copenhagen ambiente cilma foreste movimenti

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Di Paolo Andruccioli il 10/12/2009 alle 14:47 | Non ci sono commenti

10/12/2009

Il Tfr del ministro Sacconi

Il ministro Maurizio Sacconi ci rassicura tutti, o meglio rassicura tutti i lavoratori dipendenti che hanno il Tfr. Le liquidazioni non vi saranno toccate, dice. Anche se il governo Berlusconi, per coprire le spese correnti e non per fare investimenti produttivi, utilizzerà i soldi dei lavoratori che non hanno scelto i fondi pensione, alla fine le liquidazioni non saranno toccate. Non c'è da temere. Sembra una rassicurazione, ma suona come un altro peroccupante segnale di una malattia grave che affligge il governo autoritario.

Il Tfr, come è noto, è un istituto previsto dalla legge. È - come si dice in gergo - salario differito. E' parte integrante del salario dei lavoratori e quindi è un diritto che nessuno può mettere in discussione. La rassicurazione del ministro è quindi fuori luogo e suona come una nota stonata o stridula. È come dire: attenzione, avremmo potuto togliervi i vostri soldi senza cambiare la legge (quindi da fuorilegge), ma non l'abbiamo fatto perché siamo buoni.

È lo stesso ragionamento che ha fatto il collega Tremonti sui cointributi all'editoria. Non vi preoccupate - ha detto ai giornali in cooperativa - i soldi li troveremo, ma senza confermare il diritto soggettivo. Decideremo noi (ovvero deciderà Tremonti) anno per anno i giornali meritevoli di ottenere il contributo. I buoni e i cattivi.

Anche i lavoratori saranno divisi in buoni e cattivi. Quelli a cui il Tfr spetta e quelli a cui potrà essere sottratto. In fondo è anche una cosa giusta e coerente per un governo che ha fatto delle leggi ad personam il suo baricentro politico. Ci sarà il Tfr ad personam. E ci saranno i contributi pubblici all'editoria ad personam. Come i soldi che si danno alle scuole private, mentre l'efficientissima ministra Gelmini smonta pezzo per pezzo la scuola pubblica.

Anche qui in fondo che volete? Mica tutti possono andare a scuola. Meglio la scuola ad personam. Ovvero l'esatto contrario di ciò che pensava don Milani, il sacerdote che ha dedicato tutta la sua vita e la sua vocazione ai ragazzi più sfortunati. Il successo o l'insuccesso della scuola sta tutto nella inclusione. Finché ci sarà un solo ragazzo espulso dalla scuola, la scuola non avrà raggiunto il suo obiettivo. Chissà cosa direbbe oggi don Milani del crocefisso nelle aule scolastiche.


TAG ministro sacconi tfr scuola pubblica don milani gelmini tremonti

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Di Paolo Andruccioli il 10/12/2009 alle 10:28 | Non ci sono commenti

01/12/2009

Conversazione al bar: gli zingari

Conversazione al bar.

Entro a prendere un cappuccino e non sono affatto allegro visto che è lunedì e la settimana in salita è sempre faticosa. Tra l'altro piove e io sono arrivato con la moto. Bagnato, fin dentro le scarpe, ma questi sono particolari che non contano. Entro: buongiorno, un cappuccino per favore. Al banco ci sono già tre uomini che parlano con il barista. Sono ben vestiti, senza ostentazione. Normali.

Primo uomo: hai sentito di quel dirigente di banca che ha lasciato il lavoro e la famiglia perché ha deciso di fare il barbone?
Non mi dire: ha mollato tutto? Sì, proprio tutto e aveva uno stipendio di tutto rispetto e una bella casa al centro. Anche la famiglia sembrava, da quel che si sa, felice. Ha deciso all'improvviso.

Barista: sì l'ho sentita anche io. Io queste cose non le capisco. Chi glielo ha fatto fare? Aveva, dicono, anche una bella moglie. E ora è sulla strada, libero. Pare che una sera abbia deciso di convovare a tavola tutta la famiglia per fare l'annuncio: io da questa sera vado a vivere per strada.

Secondo uomo: secondo me ci sono situazioni che alla fine non sopporti più. Ti si brucia il cervello, vai in tilt. Troppo stress, troppe responsabilità. Alla fine decidi di mollare tutto. Anche la casa e vai a vivere sotto i ponti.

Primo uomo (rivolto al barista): comunque se lo conosci, questo tizio, fammelo sapere. Se ha lasciato la casa libera ci vado io. Anzi io lo direi a tutti questi s...che decidono di fare i barboni. Non vi interessa la casa? Datela a me, che ci penso io. Io poi, se sono belle queste case ci vado a vivere, se no me le vendo. Mica si scherza oggi con gli alloggi. E poi fare una scelta da zingari...come si fa?

Terzo uomo
: quelli poi, gli zingari. Ma lo sapete che hanno arrestato una donna perché andava a chiedere l'elemosina con la figlioletta piccola?

Barista (accompagnato da un sottofondo femminile, la moglie che sta alla cassa): gli zingari io li arresterei tutti. Tante volte provano a entrare in questo bar e sai i calci che si beccano. Una volta una ci ha provato, gli ho fatto fare un fugone che ancora se lo ricorda. Poi c'è anche quel barbone che viene a chiedere sempre l'elemosina, ma vai a lavorare, anche se sei malato. Perché noi non ci ammaliamo ogni tanto?

Primo uomo. io sai che gli farei agli zingari? Beh, ora non ve lo posso dire. Comunque se fosse per me potrebbero tutti morire..


TAG senso comune barboni immigrazione razzismo

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Di Paolo Andruccioli il 01/12/2009 alle 10:34 | C'e' un commento

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