21/10/2010

Due notizie


Vorrei condividere con voi due notizie che ho appena letto. Una l'ho trovata sul sito di rassegna, la seconda su quello di repubblica

ECCO LA PRIMA

Lavoro
Due disoccupati tentano il suicidio a Cagliari e Palermo
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In Sicilia un uomo di 31 anni minaccia di gettarsi da un ponte, poi i carabinieri e i vigili del fuoco lo fanno scendere. Tensione anche in Sardegna, dove un operaio senza stipendio da mesi tenta di lanciarsi dalla finestra: fermato all'ultimo momento
di rassegna.it

Un disoccupato di 31 anni è salito sul muretto del ponte sul fiume di via Oreto, a Palermo minacciando il suicidio. Sul luogo è stato richiesto l'intervento dei vigili del fuoco, mentre i militari del Nucleo Radiomobile tentavano di far desistere l'uomo. L'uomo era salito sul ponte in preda a una crisi legata a problemi di natura lavorativa: è disoccupato e non riesce a trovare lavoro. Dopo un fitto dialogo i militari sono riusciti a far desistere il giovane dai suoi propositi.

Tensione anche a Cagliari, dove una cinquantina di lavoratori della Geas, ditta d’appalto del gruppo Mazzoni che opera nelle ferrovie, ha occupato gli uffici del direttore regionale di Trenitalia Sandro Tola in via Roma. Quattro di loro hanno poi raggiunto il terrazzo della stazione e sono ancora lì: non scenderanno, dicono, fino a quando non avranno risposte sugli stipendi arretrati. La situazione d'incertezza va avanti da mesi, con la ditta d’appalto (104 lavoratori in tutta la Sardegna) e Trenitalia, che si rimpallano le responsabilità dei mancati pagamenti.

Uno degli operai che hanno occupato la direzione, riferisce l'Ansa, preso dalla disperazione ha aperto la finestra della stanza del direttore e ha cercato di lanciarsi nel vuoto, salvato all'ultimo momento da un poliziotto della Polfer che lo ha afferrato. Ora è ricoverato in stato di choc in ospedale. "È un dramma della disperazione - ha spiegato il segretario provinciale della Filt, Sandro Bianco - di recente ha ricevuto l'ingiunzione di sfratto perché non ha i soldi per pagarsi l'affitto. Ora il pericolo della disoccupazione. Non ha retto ed è crollato, la situazione per questi lavoratori sembra senza uscita, bisogna intervenire".


ECCO LA SECONDA


Un reggiseno da 2 milioni di dollari per Adriana Lima

Tremila diamanti, zaffiri, topazi e oro bianco: valore totale, 2 milioni di dollari. E in più, la bellezza della top model brasiliana: è il nuovo reggiseno, presumibilmente non in vendita nei negozi, presentato da Victoria's Secret a New York




Nella foto: la top model Adriana Lima



Difficile trovare commenti all'altezza di queste due notizie comparate





TAG disoccupazione ricchezza diseguaglianza spreco gioielli lavoro

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Di Paolo Andruccioli il 21/10/2010 alle 11:02 | Non ci sono commenti

13/10/2010

Alla destra piace la violenza. Sui minori



Questa mattina il mio amico Fabio mi ha inviato questa notizia pregandomi di farla girare. E io la faccio subito girare perché merita e ci racconta davvero parecchio del nostro bel paese.



VIOLENZA SESSUALE "LIEVE" AI MINORI:
ECCO I NOMI DEI SENATORI FIRMATARI

Si commenta da sé.
Si erano inventati un emendamento proprio carino.

Zitti, zitti nel disegno di legge sulle intercettazioni avevano infilato l'emendamento 1.707, quello che introduceva il termine di "Violenza sessuale di lieve entità" nei confronti di minori.

Firmatari alcuni senatori di Pdl e Lega che proponevano l'abolizione dell'obbligo di arresto in flagranza nei casi di violenza sessuale nei confronti di minori, se - appunto - di "minore entità".

Senza peraltro specificare come si svolgesse, in pratica, una violenza sessuale "di lieve entità" nei confronti di un bambino.

Dopo la denuncia del Partito Democratico, nel Centrodestra c'è stato il fuggi-fuggi, il "ma non lo sapevo", il "non avevo capito" uniti all'inevitabile berlusconiano "ci avete frainteso".

Poi, finalmente, un deputato del Pd ha scoperto i frimatari dell'emendamento 1707.

sen. Maurizio Gasparri (Pdl)
sen. Federico Bricolo (Lega Nord Padania)                    
sen. Gaetano Quagliarello (Pdl)
sen. Roberto Centaro (Pdl)
sen. Filippo Berselli (Pdl)
sen. Sandro Mazzatorta (Lega Nord Padania)
sen. Sergio Divina (Lega Nord Padania)


TAG gasparri minori violenza sessuale lega destra

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Di Paolo Andruccioli il 13/10/2010 alle 09:24 | Non ci sono commenti

07/10/2010

De Niro salvaci dall'eolico



Sulla mia posta elettronica, questa mattina, ho ricevuto questa mail che vorrei socializzare con voi. La domanda che mi ha suscitato è la seguente : siamo contro anche alle energie alternative? Oppure siamo a favore dell’eolico, ma non ci va di avere quelle orrende pale sulle nostre terre? L’eolico va bene solo se sta da un’altra parte?

Non voglio fare l’aristrocratico o peggio il radical chic, ma mi chiedo: come dobbiamo intendere La SOSTENIBILITA’ e la nostra RESPONSABILITA’ per le generazioni future visto che proprio la sostenibilità ambientale diventa sempre più un problema anche dal punto di vista della gestione del territorio e dell'estetica del paesaggio, proprio mentre il governo tenta di rilanciare il nucleare. È anche ovvio che a nessuno piacerebbe avere una casa con un traliccio o una pala eolica di fronte (anche se non sono per niente la stessa cosa). Insomma il problema è maledettamente serio e in questo caso non possiamo dire: ai posteri l’ardua sentenza



La mail in questione mi è pervenuta dall’indirizzo: info@forchecaudine.it

Un cartello di settanta associazioni si rivolge all’attore contro l’invasione eolica:
il rischio di 5mila pale nei 4mila chilometri quadrati della più piccola regione del Sud

Appello a Robert De Niro:
salva il “tuo” Molise


ROMA – Un disperato appello a Robert De Niro, il più illustre “emigrato” d’origine molisana, perché intervenga a favore della “sua” terra. In ballo c’è il rischio di una vera e propria devastazione del territorio molisano a causa dell’installazione di 5mila pale eoliche, alte da 120 a 140 metri, nei 4mila metri quadrati della regione. Non verrebbero risparmiati siti archeologici, paesaggistici e storici.
A rivolgersi direttamente al celebre attore, che tra l’altro è iscritto alle liste elettorali italiane proprio nella molisana Ferrazzano, paese d’origine, è un cartello di settanta associazioni. In testa quelle delle emigrati sparsi per il mondo, con il sostegno del vescovo di Campobasso, Giancarlo Maria Bregantini (ex locride), preoccupate per il rischio che il piccolo e incontaminato Molise, con novanta aree tra Zone di protezione speciale (Zps) e Siti di interesse comunitario (Sic), si ritrovi un palo ogni 1,3 chilometri quadrati. Un primato poco invidiabile. Anche perché il Molise ha già dato: soltanto tra il 2008 e il 2009 ha avuto un tasso di crescita del settore eolico del 45%, dati Nomisma Energia. E con l’ultima legge regionale, che ha annullato i limiti di pali installabili sul territorio e cancellati i divieti di parchi eolici off-shore, l’invito ai progetti delle multinazionali è palese.
“Sull’utilità dell’eolico possiamo discutere – sottolinea Gabriele Di Nucci, segretario dell’associazione “Forche Caudine”, lo storico circolo dei 43mila molisani a Roma. ”Ma è inaccettabile che i territori del Sud, e del Molise in particolare, debbano rappresentare la concentrazione degli appetiti, l’habitat ideale per decine di società, non sempre immacolate, pronte a realizzare impianti che andrebbero ad inficiare la sorte di tesori archeologici come Pietrabbondante e Sepino o delle centinaia di borghi medievali che caratterizzano lo sconosciuto Molise. A rischio c’è più della metà dei Comuni della regione”.
“Abbiamo già incontrato De Niro nelle sue trasferte a Roma – continua Di Nucci. “E’ noto il suo impegno sociale, nonché la sua vicinanza all’Italia e alla sua terra d’origine, che ha visitato da bambino, condotto dal padre. Non vorremmo certo condurlo in un immenso parco eolico”.


TAG eolico energie alternative robert de niro molise

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Di Paolo Andruccioli il 07/10/2010 alle 12:47 | Non ci sono commenti

07/10/2010

Il treno Italo e la guerra degli ex

Di questi tempi se ne vedono di tutti i colori



prima ci dicono che il futuro del mondo sta nelle privatizzazioni, nel ritiro dello Stato dal campo di gioco e ovviamente nella concorrenza. Poi scopriamo che l'ad Marchionne vuole avere il monopolio assoluto e il consenso assoluto per investire ancora in Italia nel settore disastrato dell'automobile.

Poi scopriamo anche che la privatizzazione delle ferrovie e l'avvio di una fase di "sana" concorenza sui binari era tutta fuffa. Roba mediatica. Lo abbiamo capito dalle dichiarazioni di Luca Cordero di Montezemolo che prima di buttarsi in politica sta cercando di fare affari con la sua Ntv che dovrebbe entrare in concorrenza con Rfi (le ferrovie) alla fine del prossimo anno. Dopo aver investito un miliardo di euro e promessa la creazione di duemila posti di lavoro, ora Montezemolo non riesce a far viaggiare i suoi treni sui binari di prova.

Siamo boicottati dalle ferrovie, dice Montezemolo, abituato alle piste superveloci della sua Ferrari. Secondo la sua ricostruzione, l'ad delle ferrovie, Mauro Moretti, cercherebbe in tutti i modi di mettere i bastoni tra le ruote (non in senso letterale si spera) del nuovo convoglio superveloce Italo. Le ferrovie avrebbero rallentato anche tutte le operazioni di certificazione e omologazione dei treni "privati"

Una vera guerra tra ex dunque. Luca Cordero, ex Confindustria. Mauro Moretti, ex Filt Cgil. Una guerra che potrebbe trasferirsi presto anche nelle aule di tribunale, visto che sono stati già chiesti i danni.

Nel frattempo i normali utenti del servizio, noi poveri cittadini pendolari, non possiamo chiedere i danni a nessuno. Rimaniamo sempre più spesso sulle banchine in attesa dei treni ad "alta frequentazione" in attesa di un isperato passaggio verso casa. Ma dagli altoparlanti risuona sempre più spesso quel..".il treno n. xy, oggi è stato soppresso"


TAG mauro moretti montezemolo treni ntv rfi alta velocità

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Di Paolo Andruccioli il 07/10/2010 alle 11:13 | Non ci sono commenti

24/09/2010

Tramonti e fuochi







TAG fotografia

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Di Paolo Andruccioli il 24/09/2010 alle 12:42 | Non ci sono commenti

21/09/2010

La finanza bianca

Vista la cronaca di queste ore, consiglio la lettura (rilettura) di una recensione di qualche anno fa di Sandro Magister per l'Espresso su un libro di Giancarlo Galli. A San Pietro c'era ancora Giovanni Paolo II. Il nuovo papa tedesco ha ereditato una situazione non facile e gli scoppia sotto mano lo scandalo finanziario quasi in concomitanza con la sua visita in Gran Bretagna, la patria della City



Il banchiere del papa racconta: "Ecco come ho risanato lo IOR"

Dopo quasi quindici anni di presidenza della banca vaticana, Angelo Caloia rompe il silenzio. Fa i nomi di amici e nemici. E accusa la finanza cattolica d'aver venduto l'anima per il potere 



di Sandro Magister





ROMA - Giovanni Paolo II non s'è mai occupato di soldi, non ha un proprio conto in banca e tanto meno s'è arricchito. Ma lascerà al suo successore una lauta eredità: un Vaticano con i conti a posto, i profitti floridi, gli amministratori fidati.

Sono quattro, in Vaticano, gli uffici finanziari chiave. In ordine di importanza sono lo IOR, Istituto per le Opere di Religione; l'APSA, Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica; il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; la Prefettura degli Affari Economici. A capo di ciascuno c'è un cardinale. Ma con un'avvertenza. Perché allo IOR, la banca vaticana, c'è sì una commissione cardinalizia di vigilanza, con alla testa il segretario di stato Angelo Sodano, ma il vero uomo di comando è un'eminenza laica di 64 anni venuto dalla Lombardia, con moglie inglese e quattro figli, il banchiere Angelo Caloia.

Caloia è una leggenda di riservatezza ed è personaggio ai più sconosciuto. Ma per la finanza vaticana è il parallelo perfetto di quel che è il cardinale Camillo Ruini per il governo della Chiesa in Italia: l'uno e l'altro autori di una doppia rivoluzione.

Anche nelle date Caloia e Ruini hanno sempre viaggiato in parallelo. Diventano l'uno presidente dello IOR e l'altro presidente della conferenza episcopale all'inizio degli anni Novanta e, riconfermati di quinquennio in quinquennio, sono tuttora alla testa dei rispettivi organismi. Entrambi hanno cominciato le loro battaglie isolati, con molti più avversari che amici. Entrambi hanno vinto.

La differenza è che oggi Caloia ha deciso di rompere il silenzio: con tanto di nomi, giudizi, retroscena sulla sua storia di banchiere del papa, per la prima volta messi nero su bianco.

L'outing di Caloia è in un libro scritto da un suo amico e collaboratore d'antica data, Giancarlo Galli. Lo pubblica Mondadori, la stessa editrice dell'ultimo best seller del papa, ed è in vendita dal 22 giugno. Il titolo è "Finanza bianca" e si riferisce a quell'insieme di banche e banchieri cattolici che a Roma e in Italia hanno oggi accumulato un potere senza precedenti: con Antonio Fazio governatore della Banca d'Italia, con Cesare Geronzi dominus di Capitalia, con Giovanni Bazoli presidente di Banca Intesa, con i templi finanziari laici caduti nelle loro mani o assediati.

Caloia è parte di questa finanza bianca, è da lì che è venuto. Ma nel libro non la esalta per gli attuali trionfi. Anzi. La accusa d'aver venduto l'anima per ottenerli, d'aver smarrito la sua "identità cristiana". La prova è nel coinvolgimento delle banche cattoliche nei colossali disastri di Parmalat, Cirio e simili: una "Caporetto etica" dalla quale invece, dice, è rimasto immune lo IOR. Partito isolato nella sua battaglia per ripulire e rilanciare la banca vaticana, Caloia lamenta oggi di ritrovarsi di nuovo solo, a far da baluardo di una finanza moralmente corretta.

* * *

Quando Caloia inizia la sua lunga marcia, nei primi anni Ottanta, il Vaticano è in pieno dissesto, al pari dei finanzieri cattolici con i quali aveva condotto pessimi affari: Michele Sindona e Roberto Calvi. Alla testa dello IOR regnano un arcivescovo americano, Paul Marcinkus, che Caloia definisce "facilone, pressapochista, mal consigliato", e un prelato italiano che è tra gli autori di quei cattivi consigli, Donato De Bonis. Lo IOR è assediato dai creditori, e nel 1984 il cardinale Agostino Casaroli, il segretario di stato dell'epoca, li tacita una volta per tutte versando 242 milioni di dollari a titolo di "contributo volontario", sfidando il parere contrario non solo di Marcinkus e De Bonis ma di quasi tutti i dirigenti vaticani.

Quello stesso anno, a Milano, anche la buona finanza cattolica decide di risalire la china. Lo fa dando vita a un Gruppo Cultura Etica Finanza. Si riunisce in via Broletto, a pochi passi dal Duomo, e di esso fa parte anche un vescovo, Attilio Nicora, ausiliare del cardinale Carlo Maria Martini. Nel gruppo figurano intellettuali destinati a ruoli di peso: come il gesuita GianPaolo Salvini, futuro direttore della "Civiltà Cattolica", e Lorenzo Ornaghi, futuro rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Tra i banchieri, Bazoli è il predicatore più acceso della riscossa contro la finanza laica e il suo potentissimo nume Enrico Cuccia. A coordinare il tutto è Caloia, con Galli segretario.

Caloia è presidente del Mediocredito Lombardo e punta più in alto, alla CARIPLO, una delle più grosse Casse di Risparmio del mondo. Ma tra i cattolici c'è chi gli sbarra la strada, e nella curia di Milano gli rema contro monsignor Giuseppe Merisi. "Nemo propheta in patria", dice oggi Caloia rievocando quella battaglia perduta. Perché invece che a Milano il suo futuro è a Roma. Nel 1987 e poi nel 1988 si presentano da lui emissari del Vaticano. A nome del cardinale Casaroli vogliono che prenda in pugno lo IOR.

Non solo. Casaroli gli chiede di riscrivere gli statuti della banca vaticana. Caloia accetta e si mette al lavoro. È fatta. Nel 1990 Giovanni Paolo II promulga i nuovi statuti, Marcinkus lascia Roma e si ritira in una parrocchia dell'Illinois, Caloia diventa presidente del nuovo consiglio di sovrintendenza dello IOR. A nominarlo sono gli altri quattro banchieri del consiglio: un tedesco, uno svizzero, uno spagnolo e un americano. Lo svizzero è Philippe De Weck, ex presidente dell'Union de Banques Suisses, vicino all'Opus Dei e frequentatore a Milano del Gruppo Cultura Etica Finanza. È lui il grande elettore di Caloia.

Ma alla macchina dello IOR resiste la vecchia guardia: il prelato De Bonis, il direttore generale Luigi Mennini, il ragioniere capo Pellegrino De Strobel. Questi due sono i primi a saltare. De Bonis non cede. A norma del nuovo statuto dovrebbe fare solo assistenza spirituale, in realtà continua i suoi affari come in passato.

De Bonis si allea in Vaticano con l'allora presidente dell'APSA, il cardinale Rosalio José Castillo Lara, e col segretario di quell'organismo, monsignor Gianni Danzi, e manovra per sostituire a Caloia, al termine del suo primo quinquennio di presidenza, un suo candidato, l'americano Virgil C. Dechant, dei Cavalieri di Colombo e grande finanziatore di Solidarnosc in Polonia. Castillo Lara e Danzi premono anche perché lo IOR faccia merchandising religioso. Caloia rifiuta e riceve dal cardinale una raffica di lettere al veleno. Ma alla fine la spunta. De Bonis è spedito a far da cappellano ai Cavalieri di Malta, Caloia è riconfermato presidente nel 1995 per altri cinque anni e Castillo Lara lascerà presto l'APSA.

Nel 1999, altra manovra. Questa volta il candidato a rimpiazzare Caloia è nientemeno che il presidente uscente della banca federale di Germania, la Bundesbank, Hans Tietmeyer, e il suo promotore è il cardinale americano Edmund Casimir Szoka, all'epoca presidente della Prefettura degli Affari Economici del Vaticano. A mettere sull'allarme Caloia è monsignor Renato Dardozzi, dell'Opus Dei. A una conferenza di Tietmeyer alla Pontificia Accademia delle Scienze, Caloia si alza a criticarne le tesi ultraliberiste. Tra i due scoccano scintille. Ma di nuovo è Caloia a vincere la sfida, forte anche dell'appoggio del segretario personale del papa, Stanislaw Dziwisz.

Nel 2000 Caloia è riconfermato presidente, e l'ultima parola a suo pro l'avrebbe detta Giovanni Paolo II: "Finché vivo io, mai un tedesco alle finanze vaticane". Ma più che il cuore polacco, a convincere il papa sono i proventi dello IOR a lui devoluti ogni anno per opere di bene. Erano 15 miliardi di lire nel 1990, all'inizio della gestione Caloia. Oggi sono "molti, molti di più".

Nel 2005 scadrà il terzo quinquennio di Caloia, e nessuno questa volta trama più per cacciarlo. All'APSA c'è ora il suo amico Nicora, divenuto cardinale, con segretario il vescovo Claudio Maria Celli, uomo di Casaroli e Sodano. Al Governatorato Szoka ha passato i limiti d'età e un candidato a succedergli è Carlo Maria Viganò, legatissimo a Sodano e Nicora. Resti o no Caloia presidente, il suo IOR, almeno questo, non passerà certo al nemico.

TAG finanza ior vaticano

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Di Paolo Andruccioli il 21/09/2010 alle 17:04 | Non ci sono commenti

21/06/2010

All'attacco delle statue del Risorgimento



Dal Pincio al Gianicolo. A Roma si sta consumando in questi giorni la caccia alle statue del Risorgimento. I vandali sono in azione per distruggere i monumenti, buttare giù statue, danneggiare pezzi di arte e di storia. Il primo atto vandalico si è verificato sabato 19 a Villa Borghese, nella notte. Poi ne sono seguiti altri 14 e tre eroi del Risorgimento sull'ottavo colle romano sono finiti nella polvere. Due, tra i quali quello del patriota Gaetano Sacchi, sono stati scaraventati sui sampietrini con tutto il piedistallo, estirpato invece dalla base il busto di Bartolomeo Filipperi e lasciato sui giardini di piazza Garibaldi, a pochi passi dall'ospedale Bambino Gesù.

Dopo l'intervento dei vigili urbani del I gruppo e dei funzionari della Sovrintendenza comunale, è stata la questura a prendere in carico i busti per un'analisi più approfondita dei danni.
 Il Comune è dovuto correre ai ripari. Si fa per dire. E se al Pincio già sono state installate le telecamere, il delegato del sindaco per la Sicurezza, Giorgio Ciardi, ora propone di posizionarle anche lungo la passeggiata del Gianicolo.


Nessuno si chiede però il senso di questi atti vandalici che non sembrano indirizzati a caso. È vero che nella capitale le statue risorgimentali sono tante e quindi - secondo il calcolo delle probabilità - più esposte di altre agli atti vandalici. Ma in questo caso sembra che i vandali siano andati a colpo sicuro. Hanno mirato. Anche gli eroi del Risorgimento sono dunque sotto tiro. Che avesse ragione lo storico Lucio Villari, secondo il quale l'Italia di destra, di centro, ma anche di sinistra non ha mai voluto valorizzare il Risorgimento, periodo scomodo per molti. Per la Chiesa cattolica il Risorgimento è stato visto come una rivoluzione contro il potere e i possedimenti della Chiesa medesima. Per la destra il Risorgimento non esiste, perché il riferimento vero è ancora il nazionalismo fascista. Per la sinistra? Dolenti note. Il Risorgimento è stato visto per tanti anni come una "rivoluzione passiva", una rivoluzione incompiuta, comunque una rivoluzione senza classi subalterne, senza operai e contadini. Solo Antonio Gramsci intuì perfettamente l'importanza del Risorgimento italiano.

Chissà se i vandali in azione abbiano in mente tutte queste cose. Magari ci sforziamo di capire e invece potrebbero essere stati solo dei gesti barbari casuali. Potrebbero, ma non è detto in una Italia stretta tra i secessionismi della Lega e il ritorno di ideologie da Stato Pontificio


(nella foto uno stivale di Garibaldi)



TAG arte vandali risorgimento italia

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Di Paolo Andruccioli il 21/06/2010 alle 12:26 | Non ci sono commenti

01/06/2010

Milioni di persone sottoposte alla tratta

Pubblico questo comunicato perché mi sembra attuale e sconcertante

Sulla tratta degli esseri umani siamo in grave ritardo
 
“Mi auguro che il Parlamento italiano non faccia passare altro tempo prima di ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani”.
 
Lo ha detto Alessandro Maran, vicepresidente dei deputati del PD, intervenendo nell’aula di Montecitorio durante la discussione della ratifica che sarà votata giovedì prossimo.
 
“Ci sono oltre 12 milioni di persone di cui 500mila soltanto in Europa, sottoposte ad ogni sfruttamento lavorativo e sessuale – ha ricordato Maran. Circa 800mila sono trasportate ogni anno oltre i confini del loro stato d’origine per essere sfruttate in altri paesi e l’80% delle vittime è costituito da donne e ragazze che, in più della metà dei casi sono minorenni”.
 
“Purtroppo l’Italia non è indenne se, come dice la relazione presentata dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, tra il 2000 e il 2008 quasi 50mila persone sono state vittime di sfruttamento a scopi di prostituzione. La ratifica della Convenzione del consiglio d’Europa, oltre a prevenire e combattere la tratta degli esseri umani, mira a proteggere i diritti umani delle vittime della tratta, a proteggere e ad assistere vittime e testimoni, a promuovere la cooperazione internazionale nel campo della lotta alla tratta, a permettere la concessione di permessi di soggiorno per ragioni umanitarie”.
 
“Ratifichiamo, dunque, la convenzione – ha concluso Maran – L’Italia è in grave ritardo. Il voto bipartisan su questo tema, sarebbe un bel segnale da parte del Parlamento”.

TAG tratta degli esseri umani

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Di Paolo Andruccioli il 01/06/2010 alle 15:05 | Non ci sono commenti

20/05/2010

Perché paghiamo le tasse



Prendiamo spunto dall'ottimo libro di George Lakoff, "Non pensare all'elefante", dove a un certo punto, dopo aver criticato la sinistra e i democratici americani che fino a qualche anno fa non facevano altro che rincorrere i conservatori, (prima di Obama), si sostiene che sui grandi temi per essere credibili dobbiamo essere diversi dagli alri, essere in grado di proporre ai cittadini dei valori condivisi. Ecco un brano sulle TASSE, uno degli argomenti più SCOTTANTI


"Pagare le tasse significa fare il proprio dovere, versare la quota di iscrizione per vivere negli Stati Uniti. Se ci iscriviamo a un club o a un circolo qualsiasi paghiamo una quota di iscrizione. Perché? Perché non siamo stati noi a costruire la piscina. E dobbiamo pagare la manutenzione. Non abbiamo costruito noi il campo di baseball. E qualcuno deve pulirlo. Forse non usiamo il campo da squash, ma comunque dobbiamo pagare la nostra parte. Altrimenti nessuno farà la manutenzione e il circolo andrà in rovina. Quelli che evadono le tasse, come le società che si trasferiscono alle Bermuda, non pagano quello che devono al loro paese. Chi paga le tasse è un PATRIOTA. Chi le evade e manda in rovina il suo paese è un TRADITORE (il maiuscolo è nostro).

Forse Bill Gates senior l'ha espresso nel modo migliore. Insistendo perché fosse mantenuta la TASSA DI SUCCESSIONE, ha osservato che lui e suo figlio non hanno inventato internet. L'hanno solo usata. Per fare miliardi. Non esistono gli uomini che si fanno da sé: per arricchirsi ogni uomo d'affari americano ha usato le infrastrutture pagate dai contribuenti. Non ha fatto i soldi da solo. Si è arricchito con i mezzi che gli altri contribuenti gli hanno fornito: il sistema bancario, la Federal Reserve, il dipartimento del Tesoro e quello del Commercio, e il sistema giudiziario, che in nove casi su dieci è impegnato a dirimere i problemi delle aziende. I contribuenti finanziano le aziende e i loro ricchi investitori. 

Non esistono uomini che si sono fatti da soli! I ricchi sono diventati tali usando quello per cui i contribuenti avevano pagato. Devono molto ai contribuenti di questo paese e dovrebbero ripagarli per questo"



Cosa aggiungere? Fate voi

TAG tasse stato contratto sociale destra e sinistra credibilità messaggi politici

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Di Paolo Andruccioli il 20/05/2010 alle 10:13 | Non ci sono commenti

23/03/2010

Class action dei lavoratori di Ground Zero



Ancora una notizia dalla rassegna stampa di Rsi, Responsabilità sociale d'impresa



Un giudice federale della Corte distrettuale di Manhattan, Alvin K. Hellerstein, ha bocciato il patteggiamento, sottoscritto l’11 marzo, dal municipio di New York e dai legali di circa diecimila persone che hanno lavorato tra le macerie delle torri gemelle, a Ground Zero, contraendo malattie respiratorie e restando vittime di tumori. La class action intentata dai lavoratori denunciava le scarse protezioni di cui hanno goduto, contro l’inspirazione di amianto ed altre sostanze tossiche.

Il patteggiamento prevedeva il pagamento da parte della città di New York di 657 milioni di dollari. Troppo pochi, secondo il giudice, anche perché circa un terzo servirebbero a pagare le parcelle degli avvocati dei querelanti, che, invece, dovrebbero essere messe a carico della compagnia d’assicurazioni, che si fa carico delle spese legali dei legali della città di New York.

Secondo il giudice, inoltre, alcuni aspetti del patteggiamento sono troppo complicati e i querelanti non sono in grado di assumere una decisione consapevole, nel decidere se accettarle o no.

Come riferisce il New York Times, il giudice ha deciso che sono necessarie ulteriori negoziazioni tra le parti, che dovranno avvenire sotto la sua supervisione, “per trovare una soluzione migliore e più equa. Io non presiederò una soluzione basata sulla paura o sull’ignoranza”.


TAG giudici 11 settembre ground zero malattie class action operai

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Di Paolo Andruccioli il 23/03/2010 alle 14:51 | Non ci sono commenti

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